GIOVEDÌ 19 SETTEMBRE 2019, 11:00, IN TERRIS


LA RICERCA

Il buco dell'ozono ora è grande la metà, dicono gli scienziati

Per i rilevamenti del Cams al Polo Sud ha raggiunto le dimensioni minime dal 1985. Ma nel resto del mondo aumenta

LORENZO CIPOLLA
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L'ozono
L'ozono
E'

un po' presto per fare i salti di gioia, ma si tratta comunque di una buona notizia per il nostro pianeta. Il buco dell'ozono potrebbe essersi rimpicciolito molto più del solito da quando si registra una diminuzione della sua estensione, il 1985, e difficilmente tornerà delle dimensioni di qualche decennio fa. Hanno avuto modo di osservarlo gli scienziati del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams), duranta l'apparizione annuale del fenomeno in agosto.


Cos'è il buco dell'ozono

Si tratta dell'assottigliamento dello strato di ozono presente nella stratosfera che lavora come filtro delle radiazioni ultraviolette, i raggi UV, prodotte dell'attività solare. Se queste arrivassero direttamente sulla terra e sui suoi abitanti - flora, fauna, uomo - potrebbero rappresentare un serio pericolo per la loro salute. Un altro problema legato alla diminuzione della presenza di questo "filtro" nell'atmosfera è un minor assorbimento di energia termica prodotta dal pianeta e il conseguente raffreddamento della stratosfera. Questo comporta, anche se sembra controintuivo, il riscaldemento dell'atmosfera. L'esistenza di questo fenomeno è stata scoperta grazia a delle immagini satellitari che mostravano la stratosfera al di sopra del Polo Sud, nel 1985. Le cause dell'erosione non sono soltanto naturali, anche l'elemento antropico ha influito, con le emissioni di composti chimici come i  clorurati e fluorurati, spiega l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) italiano. La comunità internazionale ha così deciso, oltre tre decenni fa, di correre ai ripari. Il 16 maggio 1987 è stato redatto e firmato a Montreal, in Canada, il "Protocollo sulle sostanza che riducono lo strato di ozono", con lo scopo di abbattere il consumo e l'emissione di composti chimici e sostanze alogene. La carta è entrata in vigore trent'anni fa, nel 1989, in molti paesi industrializzati. Ma l'orizzonte finale è ancora lontano. L'ipotetica data entro la quale lo stato di ozono nella stratosfera potrà tornare normale è stata fissata nel 2060.


Gli studi

Il ciclo di formazione del buco dell'ozono va da agosto a ottobre, quando raggiunge la sua estensione massima, È in questo periodo di tre mesi che gli scienziati possono studiarlo, poi entro dicembre si richiude. Secondo le rilevazioni del Cams, in meno di un mese avrebbe raggiunto la metà delle dimensioni che di solito vengono registrate nello stesso periodo. Oltreutto sarebbe anche spostato rispetto al suo asse. Le previsioni dicono anche che dopo questa prima fase di crescita inferiore alla media, continuerà a espandersi gradualmente. Senza però raggiungere le dimensioni di venti o trenta anni fa. Ma uno studio uscito a inizio 2018 aveva sottolineato che, mentre si rimpicciolisce il buco dell'ozono presente sopra l'Antartide, in altre parti del mondo la presenza di questo gas si va assottigliando. Soprattutto nelle zone tropicali, a causa del riscaldamento globale e delle emissioni di nuove sostanze, diverse dai composti chimici dannosi di cui si teneva conto nel Protocollo di Montreal. Recentemente sarebbero state scoperte delle notevoli emissioni di gas nocivi per l'ozono in Cina, in tre province tra cui quella di Shangai. In aperta violazione del "Protocollo", si sarebbero protratte per quasi un decennio, rallentando in questo modo il processo di ricreazione dell'ozono nella stratosfera.

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