Harry e Meghan, sì al Canada ma senza fondi pubblici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:56

Un confronto decisamente d'altri tempi quello andato in scena a Sanrdingham, dove la Regina Elisabetta II ha convocato il primogenito Carlo e i suoi nipoti, William e Harry, convincendo a partecipare anche la consorte di quest'ultimo, Meghan, a partecipare al vertice in collegamento dal Canada. Nessun cataclisma a quanto sembra: la Regina pare abbia acconsentito allo sganciamento parziale dei duchi di Sussex dal rango di reali, concedendo loro di “dividere il proprio tempo tra Regno Unito e Canada per un periodo di transizione”. Le dichiarazioni di Elisabetta lasciano trasparire più forma che sentimenti: parlando a nome della Famiglia reale, la sovrana ha spiegato che tutti avrebbero preferito che Harry e Meghan “rimanessero pienamente parte della famiglia reale”, affermando però che tutti loro “sostengono totalmente” il desiderio dei duchi di “farsi una nuova vita… Comprendiamo e rispettiamo il loro desiderio di vivere una vita più indipendente pur rimanendo parte importante della nostra famiglia”.

Nodi da sciogliere

Tutto a posto dunque, perlomeno per quanto concerne le due ore esatte di colloquio a quattro. La sensazione è che tutti abbiano lasciato Sandringham con la consapevolezza che di cose da sistemare ce ne siano ancora tante, dal mantenimento dei titoli nobiliari (pare che resteranno ma ancora non c'è nulla di definito) ai finanziamenti, visto che la coppia ha già “espresso il desiderio di rinunciare ai fondi pubblici”. C'è poi la questione sicurezza che, sembra, verrà mantenuta con gli standard propri della Casa reale (7 giorni su 7 e 24 ore al giorno) anche se i lunghi periodi di permanenza in Canada potrebbero rendere tutto più complicato e costoso. In sostanza, andrà snocciolato ancora parecchio dalle discussioni iniziali.

La giornata

Una Range Rover Evoque con i vetri oscurati ha condotto in tarda mattinata il principe Harry a Sandringham, la residenza dove si trova tuttora la regina Elisabetta con il principe Carlo e il nipote, il principe William. Ma non basterà la discrezione del cubicolo per celare quello che è sotto la luce del sole: lì, nella villa circondata dalle nebbie di Londra, si deciderà la sorte del “nipote ribelle” e, al contempo, quella della stessa famiglia reale. Dopo la decisione di Harry e Meghan di dismettere i panni reali, la regina non ha nascosto un risentimento al punto da convocare un vertice per uscire dalla crisi dinastica. Stando a quanto riferisce il Daily Mail, il duca di Sussex avrebbe chiesto a sua nonna, suo padre e suo fratello di permettergli l'utilizzo del titolo reale per consentire a lui e sua moglie un'indipendenza economica Oltreoceano. Doppio strappo nei confronti della 93enne regina d'Inghilterra, che all'onta del rifiuto vede affiancarsi la scelta di un altro Paese. E mentre pare che gli Usa abbiano già spalancato le braccia per accogliere il dissidente reale – la conduttrice Oprah Winfrey avrebbe già offerto ad Harry la conduzione di un programma sulla salute mentale -, la casa reale farà tutto il possibile per rimediare all'impasse.

Indiscrezioni e licenziamenti

Il Sunday Times ha fatto filtare alcune dichiarazioni del principe William che avrebbe confidato ad un amico: “Sono stato la spalla di mio fratello per tutta la mia vita. Ora non posso più farlo. Sono molto triste, la nostra famiglia non è più unita: siamo entità separate adesso”. Per il Times, William avrebbe fatto questa dichiarazione da Kensington Palace per lanciare un messaggio al fratello Harry. “Sono triste – avrebbe detto William -, tutto quello che posso fare ora e offrire il mio sostegno e sperare che un giorno potremo tutti riconciliarci”. Non solo la regina sarebbe furiosa. Secondo indiscrezioni della stampa, i due figli della sovrana, la principessa Anna e il principe Edoardo avrebbero chiesto il licenziamento di Sir Edward Young, il segretario privato della Regina e uno dei suoi massimi consiglieri. Per qualcuno si tratterebbe di un capro espiatorio di tutta la vicenda, ma c'è chi, dalle tribune reali, lo accusa di non aver saputo gestire il caso, sottovalutandone la gravità. Alla fine, al di là delle teste cadute, varrà sempre la stessa regola: la parola finale spetterà alla Regina d'Inghilterra.

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