Fase due: come far ripartire la ristorazione?

Tavolini in piazze e parcheggi: ecco la 'ricetta' per ricominciare

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:56
Pe rfar ripartire trattorie, pub, bar e locali gourmet nelle prossime settimane aperitivi e caffé si potranno godere in grandi spazi all’aperto o in piazza. Al di là delle differenze sui tempi di riapertura nelle singole regioni, la ristorazione ‘outdoor’ si annuncia come il futuro più o meno prossimo della fase 2. Da Roma a Milano, le città si attrezzano per concedere spazi pubblici più ampi e portare all’esterno sedie e tavolini compensando lo stop ai posti coperti, ancora vietati per le misure anti-Covid. L’obiettivo è aiutare i commercianti, spingendo turisti di prossimità e cittadini a riprendere la consuetudine del consumo di pasti e drink al ristorante o nei caffé, magari con l’aiuto del bel tempo.

Le scelte della Calabria

In Calabria fin da subito – tra polemiche, proteste e ammutinamenti – è stata disposta la ripresa di questo tipo di attività all’esterno, mentre molte altre città nel resto d’Italia hanno in cantiere misure straordinarie per moltiplicare i propri ‘dehors‘, che ovunque nel Paese rappresentano un elemento significativo. Il tutto consentendo i distanziamenti senza perdere clienti e vivacizzando il più possibile i luoghi urbani o turistici.

Come si attrezza Roma

Nella Capitale l’amministrazione, dopo aver derogato alla Cosap, sta lavorando per ampliare fino al 35% la concessione di suolo pubblico per gli esercizi commerciali. “Per tutto il 2020 – annuncia la Sindaca di Roma, Virginia Raggi – ci saranno procedure rapide e criteri semplificati sia per le richieste che per i rilasci dei permessi, e le tipologie d’arredo esterno consentite saranno maggiori rispetto al passato. Abbiamo già messo in campo la sospensione del canone per la stessa occupazione di spazi e aree pubbliche”.

Cosa succede a Milano

La capitale della finanza guarda al modello Madrid, che sta studiando soluzioni per la riduzione delle auto in sosta in città che permetterebbe di avere più spazio da occupare per altre attività come i tavolini dei bar. L’assessorato all’Urbanistica del Comune di Milano sta già individuando nuove aree da recuperare in sostituzione dei parcheggi auto o al margine della carreggiata, per valorizzare lo spazio pubblico affinché sia sfruttato al meglio dai ristoratori, con le dovute norme di distanza. Ma ci sono anche misure economiche di supporto, dall’abbattimento dei canoni di occupazione suolo per chi metterà tavolini e sedute all’esterno delle proprie attività sino alla dilazione di Tari e altre imposte comunali. Su questa scia, arrivano proposte da parte degli esercenti nei Comuni di altre regioni.

Da Nord a Sud

Anche Pesaro, Genova e Bari vanno nella stessa direzione, aumentando gratuitamente l’occupazione di suolo pubblico. Per evitare code e assembramenti, il sindaco del capoluogo pugliese, Antonio De Caro, ha annunciato anche una “piattaforma per prendere appuntamenti on line con i negozi, prenotare ordinazioni a domicilio e asporto”. Per gli stessi motivi a Padova la Soprintendenza ha accordato la possibilità di derogare i limiti per le dimensioni dei ‘plateatici’ in centro storico. Il primo cittadino di Firenze, Dario Nardella, è deciso a fornire “suolo pubblico gratuito a chi non ce l’ha” e dare “spazio in più, con sedie e tavolini gratis, a chi ce l’ha già e lo paga”. Provvedimenti simili sono stati invocati anche nelle città campane di Napoli e Salerno. Dopo il boom del food delivery nel periodo di quarantena e la ripartenza a maggio del take away, la ristorazione ‘classica’ si prepara al ritorno nelle strade, tutta sotto lo stesso cielo.

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