Ecco come l’Intelligenza Artificiale ha imparato a giocare a calcio

L'Intelligenza Artificiale (Ai) ha imparato da sola a giocare a calcio grazie a un gruppo di ricercatori dell'azienda inglese DeepMind di Google

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:55
Mg Milano 13/08/2022 - campionato di calcio serie A / Milan-Udinese / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Charles De Ketelaere-Adam Masina

L’Intelligenza Artificiale (Ai) ha imparato da sola a giocare a calcio. Questo risultato è stato realizzato grazie a un gruppo di ricercatori dell’azienda inglese DeepMind di Google ha insegnato ad un gruppo di giocatori animati come giocare a una versione realistica del calcio sullo schermo di un computer, senza fornirgli in anticipo le regole di base. Durante l’esperimento, pubblicato sulla rivista Science Robotics, i calciatori virtuali sono partiti da zero, riuscendo man mano a migliorare solo guardando video di giocatori reali.

Ai super intelligente gioca a calcio

I risultati ottenuti sono impressionanti: l’azione sembra un gioco per computer, ma è molto più realistica perché i calciatori sono in grado di prendere le decisioni da soli. I ricercatori, guidati da Siqi Liu, hanno applicato un nuovo grado di programmazione dell’Intelligenza Artificiale e di reti di apprendimento per insegnare ai robot simulati come giocare a calcio: l’idea era far sì che i giocatori virtuali imparassero a giocare allo stesso modo degli umani, cioè osservando come lo fanno gli altri.

L’Ai – specifica Ansa – è partita davvero da zero: ha dovuto inizialmente imparare a camminare, correre e calciare un pallone. Ad ogni nuovo livello, sono stati mostrati video di calciatori del mondo reale che hanno permesso di imparare non solo le basi del calcio, ma anche di imitare il modo in cui gli atleti professionisti si muovono.

Man mano che i robot simulati imparavano come fare, sono stati fatti giocare l’uno contro l’altro, aggiungendo poi altri giocatori fino ad avere due squadre al completo. Il risultato è molto realistico, ma anche semplificato, come affermano gli autori dello studio: non vengono fischiati falli e c’è un confine invisibile intorno al campo, che impedisce alle palle di uscire. Inoltre, l’apprendimento ha richiesto tempi lunghi, fattore che potrebbe impedire alla tecnologia di avanzare ai robot del mondo reale.

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