Arrivano i pesciolini robot: chi li ha inventati e a cosa serviranno

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:50

A cosa potrebbero mai servire dei pesciolini robot? E chi ha avuto la geniale idea? Sicuramente si tratta di un’invenzione che potrebbe contribuire al nostro benessere. 

Da tempo, oramai, siamo consapevoli come la nostra azione indiscriminata sulla Terra abbia causato dei danni enormi, in alcuni casi irreparabili. Ne paghiamo il prezzo noi e sicuramente ne pagheranno ancora di più il prezzo le future generazioni che si troveranno a fare i conti con un clima “impazzito”, un ambiente depauperato delle sue risorse e in alcuni casi irrimediabilmente inquinato. Da diversi anni si sta cercando di correre ai ripari, magari mettendo in atto delle azioni che possano – se non invertire – almeno rallentare il declino del nostro pianeta. Sono sempre di più le associazioni che radunano persone e organizzano campagne per la pulizia delle spiagge, dei parchi. I rifiuti abbandonati e non smaltiti correttamente stanno causando un grave danno al nostro pianeta e, di conseguenza, anche alla nostra salute. Soprattutto la plastica che, deteriorandosi si trasforma in microplastica: è stata ritrovata nello stomaco dei pesci, nelle acque potabili e anche nelle feci umane. Ma come fare per porre rimedio alla devastazione perpetrata dall’uomo?

I pesciolino robot mangiaplastica

Per ripulire le profondità marine, soprattutto i luoghi meno accessibili all’uomo, sono stati messi a punto dei pesciolini robot mangiaplastica. Sono stati elaborati da un gruppo di ricercatori guidati dalla cinese Sichuan University, si attivano con la luce, tramite brevi impulsi laser e il materiale di cui sono fatti prende ispirazione dalla madreperla delle conchiglie, rendendoli così flessibili e resistenti allo stesso tempo.

Il risultato è stato pubblicato sulla rivista Nano Letters della Società Americana di Chimica (Acs). Le microplastiche sono spesso molto difficili da rimuovere dagli ambienti acquatici, perché possono cadere in crepe e fessure dei fondali. Una possibile soluzione al problema potrebbero essere i robot morbidi, che grazie alla loro flessibilità sono in grado di raggiungere anche i punti più ostici, ma i materiali di cui sono costituiti normalmente questi dispositivi costituisce un grande ostacolo: si tratta di idrogel e materiali simili, che si rovinano molto facilmente nell’acqua. Per questo motivo, i ricercatori guidati da Xinxing Zhang hanno realizzato un altro materiale, ispirato alla madreperla presente nelle conchiglie: hanno messo a punto nanofogli costituiti da un particolare tipo di zucchero (la ciclodestrina) e dal grafene, che vengono poi incorporati in diverse concentrazioni in una miscela di lattice poliuretanico.

La struttura finale a strati forma un minuscolo pesciolino lungo circa 15 millimetri, in grado di assorbire le microplastiche e trasportarle altrove. Il movimento del dispositivo è dato da rapidi impulsi di un laser a infrarossi, che fa sbattere la coda dei pesci-robot facendogli raggiungere la stessa velocità del fitoplancton attivo che si trova nell’acqua. Il materiale, inoltre, è in grado di auto-ripararsi se danneggiato, mantenendo intatta la capacità di catturare gli inquinanti.

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