C’è un filo invisibile, ma d’oro e di seta, che lega la Roma barocca del Seicento alla Basilica di San Pietro di oggi. Quel filo è stato riavvolto ieri presso la Sala Conferenze dei Musei Vaticani in occasione dell’inaugurazione della mostra “L’Arazzeria Barberini: la Resurrezione e la Dedicazione della Basilica Vaticana“. L’esposizione, curata da Alessandra Rodolfo, celebra il quarto centenario della solenne Dedicazione della Basilica (18 novembre 1626) attraverso i capolavori dell’unica manifattura romana capace di sfidare le grandi officine europee dell’epoca.
Un’esperienza immersiva tra fede e storia
L’allestimento, ospitato nelle Sale XVII e XVIII della Pinacoteca Vaticana, è stato concepito con un formato volutamente raccolto. Suor Raffaella Petrini, Presidente del Governatorato dello SCV, ha spiegato che l’iniziativa “vuole concentrarsi sull’interesse del visitatore per un’esperienza più immersiva”, mettendo al centro i due monumentali arazzi che raccontano la vita e il pontificato di Urbano VIII. Ad accogliere i visitatori nella Sala XVII è la maestosa Resurrezione di Cristo, un’opera che — come sottolineato dal Direttore dei Musei Vaticani Barbara Jatta — non è solo un manufatto tecnico o storico, ma un vero “racconto di fede” messo a servizio della Chiesa. L’arazzo è accompagnato dal cartone preparatorio di Giovan Francesco Romanelli, eccezionalmente esposto per mostrare la genesi del capolavoro.

L’abbraccio di San Pietro: la memoria ritrovata
Particolarmente toccante l’intervento del Cardinale Mauro Gambetti, Arciprete della Basilica di San Pietro. Il Cardinale ha rintracciato le radici della Basilica moderna in quella costantiniana del 326, unite idealmente dalla scelta di Urbano VIII di consacrare il nuovo tempio proprio il 18 novembre. Gambetti ha citato un prezioso documento inedito, il Diario di Francesco Speroni, che per la prima volta lascia l’Archivio del Capitolo Vaticano per essere mostrato al pubblico. “In questo diario — ha ricordato il Porporato — si ricorda l’abbraccio che il clero e la città di Roma diedero al tempio vaticano”. Una processione imponente che, circondando il perimetro della Basilica, diede forma visibile a quella comunione tra Chiesa militante e celeste che ancora oggi accoglie i fedeli sotto il colonnato berniniano.
Sinergia istituzionale e tesori d’archivio
La mostra è il risultato di una collaborazione senza precedenti tra i Musei, la Fabbrica di San Pietro e la Biblioteca Apostolica Vaticana. Il Prefetto della Biblioteca, Don Mauro Mantovani, ha evidenziato l’importanza del fondo Barberini (acquistato dalla Santa Sede nel 1902), che include non solo gli arazzi ma anche la celebre libreria lignea e il busto bronzeo di Urbano VIII realizzato da Gian Lorenzo Bernini, eccezionale prestito presente in mostra. “L’Arazzeria Barberini rappresentò un esempio di eccellenza artistica capace di unire qualità e innovazione”, ha concluso la curatrice Alessandra Rodolfo, ricordando come questi manufatti abbiano contribuito a rafforzare la visibilità politica e culturale di Roma nel Seicento europeo.

