La parola che cura: i medici raccontano il carico emotivo sul lavoro

La Società italiana medici internisti e Scuola Holden hanno indetto un contest di scrittura creativa rivolto ai medici: i tre migliori racconti saranno premiati

Foto di Alex Dos Santos: https://www.pexels.com/it-it/foto/primo-piano-di-una-scrittura-a-mano-su-un-quaderno-alla-luce-del-giorno-37822450/

Riversare sulla pagine le esperienze e le emozioni vissute sul lavoro, come se la parola fosse un farmaco per alleviare un peso. E’ lo scopo del concorso di scrittura indetto dalla Società italiana di medicina interna (Simi) in collaborazione con la Scuola Holden, al quale sono pervenuti un centinaio di manoscritti da tutta Italia sul tema dell’attenzione al paziente e dell’etica della cura. Tre racconti saranno selezionati e premiati durante la cerimonia di apertura del congresso nazionale Simi a ottobre.

Il lavoro e il carico emotivo

Lavoro intenso e molta burocrazia ma anche un carico emotivo legato al peso delle diagnosi difficili e della sofferenza che ne scaturisce può avere un impatto, soprattutto se non trova uno spazio per essere elaborato. Per questo, oltre il 65% dei medici internisti ha sperimentato almeno una volta il burnout, una condizione di forte esaurimento che può incidere sulla capacità diagnostica e di cura. Trovare spazi di espressione e condivisione è lo scopo del contest di scrittura creativa promosso dalla Società Italiana di Medicina Interna in collaborazione con la Scuola Holden che ha ricevuto circa cento manoscritti arrivati da tutta Italia.

Raccontare le esperienze umane

Il progetto di storytelling si rivolge ai medici internisti ed è un invito a raccontare esperienze umane vissute accanto ai pazienti. “I medici hanno un enorme bisogno di raccontare ciò che vivono ogni giorno. Non è un caso che nella storia della narrativa ci siano molti medici autori di romanzi divenuti grandi successi – spiega Christian Bracco, membro del direttivo Simi e promotore dell’iniziativa -. Spesso una conflittualità con i pazienti e i caregiver che può arrivare a mettere in discussione l’efficacia della diagnosi e dell’aderenza alle terapie. La scrittura diventa uno strumento di decodificazione delle emozioni e di riappacificazione”.

La parola come farmaco

Tra i cento manoscritti arrivati saranno selezionati 3 racconti, che saranno presentati e premiati durante la cerimonia di apertura del congresso nazionale Simi che si terrà a Rimini, dal 2 al 4 ottobre 2026. “Nella professione esiste un bisogno profondo di raccontare fatiche e gioie quotidiane, successi e sconfitte, perché aiutano a costruire una medicina capace di intercettare i bisogni dei pazienti e di chi se ne prende cura”, spiega Nicola Montano, presidente Simi. Il filo conduttore individuato dalla giuria è stato l’attenzione alla dimensione umana del paziente e all’etica della buona cura. “La parola è, di fatto, il primo farmaco che abbiamo a disposizione” Martino Gozzi, direttore della didattica di Scuola Holden.

Fonte Ansa

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