Non un manifesto ideologico, ma un cammino culturale e morale capace di rimettere al centro l’inviolabilità della persona umana, specialmente laddove essa è più fragile e indifesa. Attorno a questo nucleo si è sviluppato il dialogo che ha accompagnato la presentazione del libro di don Francesco Coluccia, “Inizio e fine. Una visione integrale per una sfida attuale” (Edizioni CVS), un volume che fotografa la complessità delle grandi questioni bioetiche contemporanee fuggendo dalle polarizzazioni e proponendo la via della compassione autentica.
“La vita è sacra, servono cultura e compassione”
Ad aprire gli interventi è stato lo stesso autore, don Francesco Coluccia, che ha voluto chiarire lo spirito profondo dell’opera: “Il libro non nasce come un grido ideologico, ma come una proposta culturale e morale aperta al dialogo”, ha spiegato il sacerdote. Al centro della sua riflessione si colloca l’evidenza che ogni esistenza merita rispetto per il solo fatto di esserci. “La vita umana è sacra e solo Dio ne è il Signore. L’inviolabilità della vita coincide con l’inviolabilità stessa della persona: nessuno può autorizzare l’uccisione di un innocente, né richiederla per sé o per altri, e nessuna autorità può permetterla”. Esprimendo un netto rifiuto verso l’eutanasia, definita “un’offesa alla dignità e un attentato all’umanità”, don Coluccia ha tracciato il compito che spetta in particolare agli operatori sanitari: salvaguardare il diritto alla vita affinché l’ammalato non cada nell’angoscia o nella depressione. “Ogni vita, anche quella non perfetta, va amata e valorizzata. Oggi abbiamo bisogno di cultura, non di soluzioni preconfezionate, ma di una compassione autentica”.
Casini (MpV): “Riconoscere la dignità della vita nuda”
Un forte apprezzamento per la completezza del testo è arrivato da Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita Italiano. “Il grande merito di questo libro è quello di offrire un esame completo, una visione integrale per una sfida attuale, che parte dalla scienza per arrivare alla spiritualità, passando attraverso il diritto, la politica e le leggi”. Casini si è soffermata sul valore della sofferenza e sulla centralità delle relazioni: “Nessuno vive solo, siamo tutti collegati, e la vita umana si lega alla speranza anche quando si è debilitati e ci si deve affidare alle cure altrui”. Richiamando un insegnamento del padre, Carlo Casini (“Non si può vedere l’uomo se non si vede solo l’uomo”), la presidente del MpV ha sottolineato che l’inizio e la fine non sono segmenti periferici dell’esistenza: “Quando la vita è nuda, povera, priva di ciò che socialmente definisce la bellezza o l’attrazione, lì c’è un nostro fratello o una nostra sorella. Dobbiamo saper scorgere questo valore nel neonato come in chi è ferito dalla malattia o dalla disabilità”.
Ojetti (AMCI): “Anestetizzati dai social, serve un’alleanza educativa”
Reale e lucido l’allarme lanciato da Stefano Ojetti, presidente nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI), secondo cui la cultura della vita rischia oggi di essere rimpiazzata da una vera e prima “cultura della morte”. “I social hanno anestetizzato le nostre coscienze – ha denunciato Ojetti – e ci stiamo abituando a violenze inaccettabili, dai femminicidi agli studenti che accoltellano i professori. Se continuiamo così, tra pochi anni tutto questo sembrerà normale”. Per invertire la rotta, secondo il presidente dell’AMCI, non bastano le pene, ma occorre ricostruire i pilastri della società: “La famiglia oggi appare un concetto liquefatto, dove i genitori hanno paura di parlare con i figli, così come i professori a scuola hanno paura di mettere una nota. Serve un’alleanza tra Famiglia, Scuola e Parrocchia per ridare valori continui”. Ojetti ha poi affrontato il tema della denatalità, definendolo un fatto prima di tutto culturale e legato alla paura, e ha ricordato il dovere deontologico dei medici cattolici: “Guarire, curare e consolare. Sono i tre verbi che permettono di limitare al massimo la richiesta di suicidio assistito, che spesso nasce dalla solitudine del malato cronico o dall’insufficienza del Servizio sanitario nazionale”.
Bova (Forum Socio-Sanitario): “Umanizzare le cure e sostenere la maternità”
A chiudere la serie degli interventi è stato Aldo Bova, presidente nazionale del Forum delle associazioni socio-sanitarie, che ha descritto l’autore come “un uomo di scienza e coscienza”. Bova ha espresso preoccupazione per la facilità con cui oggi viene trattato il tema dell’aborto: “Abbiamo il dovere di fare cultura della vita e di spingere la politica a creare le condizioni affinché una donna possa desiderare di diventare madre, senza doverci pensare diecimila volte a causa delle difficoltà sociali”. Il presidente del Forum ha poi insistito sull’importanza del rapporto medico-paziente e sulla necessità di una forte “umanizzazione” delle cure, che deve tradursi in un’accoglienza migliore e nell’abbattimento delle liste d’attesa. “Le cure palliative hanno avuto un’evoluzione enorme e sono fondamentali per contrastare il dolore”, ha aggiunto Bova, concludendo con una riflessione sul fine vita e sulla terza età: “Dobbiamo fare cultura della salute fin dalle scuole per avere anziani sani e attivi, ma da cattolici dobbiamo anche saper accettare che la morte esiste: la vita è un dono meraviglioso del Signore, ma è un passaggio”.

