MARTEDÌ 08 MAGGIO 2018, 10:32, IN TERRIS


MOSTRA

Giovannino Guareschi, Internato Militare Italiano 6865

Anche il papà di Don Camillo e Peppone fra i 600mila internati militari italiani prigionieri dei nazisti

GIUSEPPE BRIENZA
Giovanni Guareschi in un lager
Giovanni Guareschi in un lager
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iovannino Guareschi, il papà di Don Camillo e Peppone, fu uno dei 600mila internati militari italiani. Per i tedeschi era il numero di matricola 6865. Catturato il 9 settembre 1943 ad Alessandria, liberato il 16 aprile dagli alleati, tornò in Italia dopo quasi due anni.

In seguito all’armistizio del ’43, molti furono i soldati italiani catturati dai tedeschi, perché si rifiutarono da un lato di collaborare con i portatori di un’ideologia totalitaria e, dall’altro, di unirsi alle bande partigiane che, nella maggior parte dei casi, non fecero che alimentare od esasperare la “guerra fratricida”. E anche il grande scrittore cattolico della Bassa Modenese, Giovanni Guareschi (1908-1968), allora sottotenente di complemento del Regio Esercito, finì in un lager. Fu uno dei seicentomila Imi (Internati Militari Italiani), imprigionati nei lager tedeschi dal 1943 fino alla fine della guerra e, dei quali, se non negli ultimi decenni, non se ne è parlato molto. Di quella terribile esperienza, Guareschi ci ha lasciato un “diario clandestino” del quale, per una curiosa vicenda editoriale, abbiamo due versioni. In questi due terribili anni di prigionia, Giovannino annotò tutto quello che accadeva e ciò che pensava. Nacque così il Grande diario che consta di più di cinquecento pagine di annotazioni giorno per giorno, con suddivisione per mesi. Alla fine, però, Guareschi decise di non pubblicarlo, ricavandone un diario più piccolo uscito col titolo di “Diario clandestino”.

La prigionia non fu certo vissuta da Guareschi con spirito di rassegnazione, tanto da scrivere gridi di battaglia come questo: "Io non mi considero prigioniero, io mi considero combattente…sono un combattente senz’armi, e senz’armi combatto…Io servo la patria facendo la guardia alla mia dignità di italiano". Guareschi fa riferimento alle continue sollecitazioni di adesione alla Repubblica e di collaborazione con la Germania nazionalsocialista che portavano a repentini miglioramenti di vitto e alloggio per gli “optanti”. Era una vera e propria guerra psicologica, fatta di vessazioni e umiliazioni. L’autore scrive di essere partito con 89 kg di peso e di essere tornato con 54: "Ho fame! Che il buon Dio mi aiuti. Ma creperò piuttosto di cedere". A tutto questo aggiungeva però una grande forza di volontà e "testardaggine di emiliano della Bassa", soprattutto per il desiderio di rivedere la famiglia e conoscere la figlia Carlotta, nel frattempo natagli in Italia.

Come quella di Guareschi sarebbero tante le storie da raccontare e, il nuovo percorso multimediale del Museo Vite di IMI. Percorsi dal fronte di guerra ai lager tedeschi 1943-1945” (già Mostra permanente) ideato e realizzato dall’Anrp (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari), che viene inaugurato oggi pomeriggio a Roma, può contribuire senz’altro a quest’opera di rievocazione e “purificazione” della memoria storica nazionale. L’appuntamento per questa meritoria iniziativa storica e culturale insieme, che ha lo scopo principale di coinvolgere i visitatori più giovani e gli studenti sulla drammatica vicenda dei 650 mila Internati Militari Italiani nei lager nazisti, è dunque presso la sede dell’Anrp, in via Labicana 15/A, alle ore 17,30. Le novità principali che saranno illustrate ai visitatori vanno dalla riproduzione di un portellone di un treno, simbolico inizio del percorso degli IMI verso i campi, alla mappa dei fronti di cattura con cornici digitali che mostrano i vari fronti tramite foto dell'epoca, per finire con i totem di approfondimento touch-screen e numerosi video emozionali, proiettati nelle varie sale. Nell'ultima sala della nuova mostra, saranno allestiti degli "oggetti parlanti" che, grazie a un sensore, sono in grado di avviare un filmato che racconta la storia degli Imi e di quel terribile periodo della vicenda europea.

L'inaugurazione si terrà alla presenza del sindaco di Roma Capitale, Virginia Raggi, e dell'Ambasciatore tedesco Susanne Marianne Wasum Rainer, che effettueranno la visita del Museo con l’accompagnamento, quali guide, degli studenti del liceo B. Russell di Roma, che durante l’anno scolastico in corso hanno effettuato un percorso di Alternanza scuola-lavoro presso l'Anrp. Nel corso della manifestazione si terranno l’intervento di Michele Montagano, classe 1921, reduce dai campi KZ e presidente vicario dell’Associazione, e i saluti del Presidente dell’Anrp, Enzo Orlanducci, e dell'Ambasciatore tedesco. Presenti tra gli altri Luciano Zani, ordinario di Storia contemporanea alla Sapienza Università di Roma, e Lutz Klinkhammer, vicedirettore dell’Istituto Storico Germanico di Roma. Il Museo “Vite di Imi. Percorsi dal fronte di guerra ai lager tedeschi 1943-1945” sarà comunque aperto, a partire da domani, 9 maggio, con ingresso libero dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.00, martedì e giovedì anche dalle 16.00 alle 18.30. Per informazioni e prenotazioni visite: tel. 06/7004253, email anrpita@tin.it.

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