“Custodire voci e volti umani”: la sfida dell’etica nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Esperti, giornalisti e docenti riflettono il messaggio di Leone XIV per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali e analizzano l'importanza della responsabilità umana nel giornalismo moderno, tra dovere deontologico e igiene del cuore

Da sinistra Francesco Bonini, Rettore della Lumsa; Fabio Bolzetta, don Stefano Stimamiglio e Calogero Caltagirone. Foto Francesco Vitale

Si è svolto presso l’Università Lumsa di Roma il seminario “Custodire voci e volti umani”, un incontro dedicato all’approfondimento del Messaggio di Papa Leone XIV per la 60ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che ricorrerà il 17 maggio 2026. L’evento, promosso da una vasta rete di associazioni cattoliche e professionali tra cui Greenaccord, WeCa, Paoline odv, Ucsi Lazio, FISC e l’Ufficio comunicazioni sociali della Conferenza Episopale del Lazio, ha messo al centro la sfida etica posta dall’Intelligenza Artificiale (IA) e la necessità di una comunicazione che resti profondamente umana. Il seminario, moderato da Fabio Bolzetta (Presidente WeCa – Associazione Web Cattolici), ha analizzato il monito del Pontefice: sebbene le IA possano massimizzare il coinvolgimento, rischiano di erodere il pensiero critico, la capacità di ascolto e la distinzione tra significato e mera statistica.

Premio Paoline 2026

Durante i lavori è stato inoltre consegnato il Premio Paoline 2026 alla giornalista Lorena Bianchetti. Il riconoscimento va a Bianchetti, si legge nella motivazione, “per il rigore professionale e l’accurata selezione dei contenuti. Affronta temi di fede, spiritualità e rilevanza sociale, con chiarezza ed equilibrio, rendendoli accessibili a un pubblico ampio. Significativo, in tal senso, il programma ‘A sua immagine’, condotto con misura e sensibilità”. Il premio è stato consegnato da suor Gloria Angelini, superiora provinciale dell’Italia.

Lorena Bianchetti riceve il premio Paoline 2026. Foto Francesco Vitale

La responsabilità della cura e dell’ascolto

Don Alessandro Paone, Incaricato regionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale del Lazio, ha sottolineato come il tema scelto dal Papa sia una provocazione alla cura: “Dietro ogni notizia esiste sempre una persona concreta. Custodire significa avere cura delle parole, perché possono ferire o guarire, e della verità, senza la quale la comunicazione perde la sua anima”. Sulla stessa scia, Don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana, ha messo in guardia contro la reattività istintiva dei social: “Il pensiero vero nasce dal silenzio e dal coraggio di non uniformarsi. Bisogna custodire il messaggio umano e non delegare il giudizio alle macchine, recuperando una sorta di “igiene del cuore” per distinguere cosa sia davvero utile comunicare”.

Ecologia digitale e disarmo tecnologico

Il professor Calogero Caltagirone, docente di Filosofia morale alla Lumsa, ha introdotto il concetto di “ecologia digitale”, collegando il messaggio di Leone XIV alla Laudato Si’ di Papa Francesco. Caltagirone ha parlato di “disarmo digitale”, riferendosi a robot-soldati e droni: “Una macchina non può decidere della vita di un essere umano. Il Papa vede nell’IA un rischio di nuovo colonialismo e bullismo digitale; contro la vulnerabilità delle nuove generazioni non serve proibire, ma educare”.

Il ruolo del giornalismo tra etica e algoritmi

Il mondo dell’informazione si interroga sulla propria sopravvivenza qualitativa. Alessandra Costante, segretaria generale della FNSI, ha chiarito che l’IA deve essere uno strumento e non un sostituto del giornalista: “Abbiamo delegato macchine che possono orientare l’opinione pubblica senza garanzie etiche, poiché rispondono spesso a Big Tech e gruppi di potere. L’IA può prendere abbagli; l’intelligenza deve restare umana”. Ivano Maiorella, componente del Consiglio di disciplina dell’Odg Lazio, ha usato l’immagine del “vampiro” per descrivere i media che si nutrono di altri media producendo realtà deformate. “Non siamo i tappabuchi dell’automatismo — ha affermato — dobbiamo guidare l’innovazione. Il giornalista fa parte di una comunità educante e la nostra stella polare resta l’Articolo 21 della Costituzione”.

da sinistra: Ivano Maiorella, Fabio Bolzetta e Massimiliano d’Angelo. Foto Francesco Vitale

Custodire dati è custodire storie

A chiudere i lavori, Massimiliano D’Angelo, direttore centrale tecnologia dell’INPS, che ha portato l’esperienza della pubblica amministrazione, dove l’IA gestisce già numerosi servizi. “Spesso non gestiamo solo dati, ma storie di vita e aspettative. Custodire voci e volti umani significa non confondere l’efficienza con la comprensione e non lasciare nessuno indietro. Non possiamo ridurre le persone a dati”.

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