VENERDÌ 07 FEBBRAIO 2020, 11:28, IN TERRIS

ECUMENISMO

Come essere "pro" e non "anti"

Nel saggio "Le religioni e le sfide del futuro", modelli concreti di dialogo tra le fedi. L'esempio di Papa Francesco

GIACOMO GALEAZZI
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er vincere le sfide della nostra società "non ci dev'essere "anti", questo è il terreno su cui bisogna secondo me cercare di procedere». Parola dell'ex presidente della Regione Toscana, Vannino Chiti, alla presentazione del suo libro "Le religioni e le sfide del Futuro", nella sala del Gonfalone del Consiglio regionale della Toscana. Assicurare la dignità di tutti, l'ecologia e la lotta alla guerra sono, per Chiti, le principali sfide a cui siamo chiamati.


Spirito di ricerca interiore

"Sono convinto che queste sfide sono alla nostra portata, cioè si possono affrontare e risolvere positivamente e non ci dev'essere pessimismo; e che per farlo ci vuole il dialogo, il rispetto reciproco e la conoscenza reciproca- spiega all'Agi l'ex governatore-.Ci vuole la capacità di dare questo contributo da parte di tutti: delle fedi religiose e delle culture che non sono religiose". Per il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, "Vannino Chiti si è cimentato in un libro su religione e le sfide del futuro, un libro che affronta con grande rilevanza e approfondimento il tema di mettere in comune valori e spirito di ricerca interiore per offrire delle risposte tramite la religione".  


San Bernardo

Alla presentazione del libro di Vannini Chiti sono intervenuti anche l'imam di Firenze, Izzedin Elzir; don Giovanni Momigli, direttore dell'ufficio diocesano di pastorale sociale della diocesi di Firenze e Gad Piperno, Rabbino di Firenze. Già Dante, nella Divina Commedia, sostiene che per conoscere veramente Dio occorre la mistica, incarnata dalla figura di san Bernardo che prende il posto di “guida” sia di Beatrice, che simboleggia la teologia, sia di Virgilio, che simboleggia la ragione. Sul piano della comunicazione la “nuova evangelizzazione” non conosce limiti perché può essere allo stesso tempo verbale e interpersonale, social e digitale, mass mediale e audiovisiva oppure multimediale.


Richiesta di perdono

Nel segno del Concilio l’evangelizzazione di Francesco possiede un cuore antico ma costantemente nuovo perché frutto non di una rigenerazione già definita e avvenuta una sola volta, ma piuttosto di chi ha imparato a vivere secondo una perenne (e agostiniana) “inquietudine rigeneratrice”. Francesco è stato il primo papa ad entrare in un Tempio evangelico valdese (22 giugno 2015), in occasione della sua visita pastorale a Torino. Durante la sua visita ha chiesto umilmente perdono ai fratelli evangelici per gli atteggiamenti e i comportamenti avuti noi loro confronti e nel corso della storia da parte della Chiesa cattolica, ed ha affermato fiduciosamente di anelare alla comunione di tutti i cristiani e che l’unità si fa in cammino.


Drammi sociali

Le tre assemblee ecumeniche tenute in Europa, a Basilea (1989), a Graz (1997) e a Sibiu (2007) non hanno prodotto quei risultati che ci si attendeva. Non è un caso che dopo la terza assemblea di Sibiu, in Romania, il processo si sia bloccato. Soltanto da qualche tempo, ma ancora troppo breve, sembra che la rigidità delle posizioni non appaia più insuperabile come in passato. Nella valutazione dell’ex presidente delle Acli Luigi Bobba, oggi con papa Francesco sembra essere rinata la fiducia nella ripresa di un cammino fruttuoso. Inoltre, il tema della povertà del Concilio Vaticano II richiama alla mente la figura del cardinale di Bologna, Giacomo Lercaro, per il suo indimenticabile intervento conciliare sulla Chiesa povera e per i poveri. Suo consigliere personale e perito del Concilio era don Giuseppe Dossetti, l’ex politico democristiano poi ordinato sacerdote. Al di là di questo legame tra Lercaro e Dossetti, il tema della povertà rappresenta una porta spalancata verso la valorizzazione del protagonismo crescente delle Chiese più giovani e di quelle del Sud del Mondo. Diverse encicliche che sono state pubblicate negli anni postconciliari come la Populorum Progressio (1967) di Paolo VI; la Sollicitudo rei socialis (1987) di Giovanni Paolo II; la Evangelii Gaudium (2013) di Francesco stanno a dimostrare quanto sia diventato centrale e prioritario per la Chiesa il farsi carico responsabilmente dei drammi della fame, del sottosviluppo, dell’impoverimento crescente in tante periferie del mondo attuale.

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