WhatsApp, così in chat i ragazzini diventavano mostri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:53

Video di abusi su minori e neonati, filmati di estrema violenza, insulti razzisti ed inni a Hitler e Mussolini. Girava di tutto su una chat WhatsApp intitolata “The Shoah Party” ora al vaglio della Procura di Firenze: immagini di “una violenza inauduta” e “brutalità inenarrabile” secondo gli investigatori. Ma a rendere il caso ancora più sconvolgente è l'età dei membri: tutti studenti tra i 15 e i 19 anni di buona famiglia, 6 addirittura poco più che bambini, quasi tutti tredicenni. In totale, sono ventisei gli indagati da parte della Procura di Firenze, tra cui il padre e la sorella di un amministratore del gruppo ai quali sono intestate le schede del cellulare. 

Contenuti raccapriccianti

Si celebravano le dittature del secolo scorso nel gruppo degli orrori, mentre i partecipanti invocavano un ritorno ai regimi totalitaristi, dal nazismo al fondamentalismo islamico. C'è chi pubblicava video pedo-pornografici seguiti da tanti like. I messaggi raccapriccianti sono molteplici, come riporta il Corriere della Sera: c'è chi inneggia a Osama bin Laden dopo un video delle Torri Gemelle, chi insulta ebrei, migranti e omosessuali; non mancano messaggi blasfemi, come un Cristo messo in croce su una svastica. Leggendo i messaggi è difficile credere che gli autori siano ragazzini, ma piuttosto carnefici senza pietà: c'è chi insulta dei bambini di colore che bevono da una pozzanghera, chi derisione la foto un bambino malato di cancro. A scoprire la chat e denunciarla è stata la madre di uno dei ragazzini: il nucleo investigativo ha, così, messo sotto sequestro circa cento dispositivi tra telefonini, smartphone e chiavette usb.

Indagini in tutta Italia

Partita da Siena, l'indagine ha avuto ramificazioni ovunque nel Paese, dal Piemonte alla Campania, 25 perquisizioni in totale. Stando alle indagini, sono oltre 300 i ragazzini che hanno avuto accesso a quei contenuti tramite Instagram. In provincia di Torino, invece sono sette le famiglie con figli coinvolti, fra cui un uomo di 44 anni intestatario della scheda: “Ho chiesto a mio figlio perché non gli fosse venuto il dubbio che c'era qualcosa di sbagliato in quello che stava facendo. Non è riuscito a spiegarmelo” ha dichiarato l'uomo al Corriere della Sera. Per loro, inizierà un percorso di assistenza psicologica, affinché la consapevolezza dell'orrore possa redimere questi giovani sulla soglia della maggiore età.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.