Sette giorni di lutto nazionale in memoria delle vittime del terremoto della scorsa settimana. Lo ha annunciato con un post sui social network, la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodriguez. Il freddo e la pioggia si abbattono sulle migliaia di sfollati in cerca di riparo negli accampamenti improvvisati. Le testimonianze lamentano i disagi e il trauma dell’essere esposti alle intemperie. Nel frattempo le autorità hanno cominciato a identificare le abitazioni ancora agibili.
“Momento di profonda tristezza”
La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha proclamato sette giorni di lutto nazionale in memoria delle vittime dei terremoti che hanno devastato il Paese. In un messaggio pubblicato sui social network, la capo dello Stato ha espresso cordoglio per le migliaia di persone colpite dalla tragedia, annunciando che il provvedimento entrerà in vigore dalle ore 18 di oggi. “Il Venezuela ha l’anima lacerata dalle perdite umane causate dai devastanti terremoti”, ha scritto Rodriguez. “Accompagniamo nel dolore le famiglie che hanno perso i loro cari e rivolgiamo le nostre preghiere ai feriti, alle persone disperse e alle comunità colpite”, ha aggiunto. “In questo momento di profonda tristezza – si legge ancora nel messaggio – abbracciamo quanti soffrono per questa tragedia e rinnoviamo il nostro impegno ad accompagnarli e proteggerli”.
Forti pioggie
Le intense precipitazioni della notte scorsa nella zona di Caracas e La Guaira, in Venezuela, hanno aggravato la già precaria situazione di migliaia di senzatetto alloggiati in accampamenti improvvisati dopo il devastante terremoto del 24 giugno.
Le testimonianze
“Abbiamo perso tutto, siamo alla deriva da tre giorni e adesso anche con il freddo e la pioggia. Le tende non sono impermeabili e si sono bagnati anche i materassi. Ci sono bambini, anziani, donne incinte e anche animali”, afferma una ragazza che ha trovato rifugio con sua madre e altre centinaia di persone in una piazza nel quartiere di Chacao, una delle aree più colpite della capitale. “Qui c’è bisogno di tutto, ma gli aiuti adesso sono concentrati tutti su La Guaira. Non sappiamo quando potremo tornare a casa, gli edifici sono pieni di fratture e dovremo aspettare le ispezioni degli ingegneri”, aggiunge la ragazza intervistata da El Nacional. Sensazioni condivise anche da Keylin Barreto, che ha installato una tenda di fronte al suo edificio, rimasto miracolosamente in piedi. “Passare dallo stare a casa, al coperto e protetti, a stare per strada all’intemperie è traumatico, anche se prevale il sollievo per essere sopravvissuti”, afferma Barreto.
Abitazioni agibili
Nelle ultime ore le autorità hanno iniziato a identificare le strutture abitabili utilizzando un codice a colori – verde, giallo e rosso – per stabilire quali abitazioni siano nuovamente agibili e la sua palazzina è stata marcata con il giallo. Barreto dice di essere riuscito a rientrare a cercare alcuni oggetti nella sua abitazione ma che con il passare delle ore l’odore di cadaveri in decomposizione dall’edificio al lato completamente crollato “è sempre più forte e non si può stare”.
Fonte Ansa

