Venezuela: è salvo un bambino rimasto per giorni sotto i detriti

Il carico di 47 tonnellate di aiuti umanitari dell’Unicef è arrivato nel Paese sudamericano, si tratta di kit sanitari e per la depurazione dell’acqua, tende e materiali per l’infanzia

Soccorritori in Venezuela. Foto © Juan Carlos da Imagoeconomica

E’ stato estratto vivo dopo aver passato cinque giorni intrappolato sotto i detriti causati dal sisma che ha devastato il Venezuela. Carlos, un bambino di 12 anni, è stato salvato da una squadra di ricerca e soccorso ecuadoriana nella sera di lunedì, nel settore di Macuto, a La Guaira, e portato via in barella. Nel Paese sudamericano continuano ad arrivare gli aiuti umanitari. Dopo la spedizione di Panama, Unicef ha inviato kit sanitari, aiuti per la depurazione dell’acqua, tende e ausili per la mobilità, come sedie a rotelle, e materiali per l’infanzia. Intanto l’ex deposito di grano del porto di La Guaira, detto “Los Silos”, è stato trasformato in un obitorio a cielo aperto per le vittime del terremoto. 

Il salvataggio

Un bambino di 12 anni è stato tratto in salvo dalle macerie nello stato di La Guaira nella tarda serata di lunedì, cinque giorni dopo il sisma che ha colpito il Venezuela. Lo ha riferito una squadra di ricerca e soccorso ecuadoriana in una nota: “Dopo ore di lavoro siamo riusciti a estrarre vivo dalle macerie Carlos, un bambino di 12 anni, che era rimasto bloccato sotto i detriti nel settore di Macuto, a la Guaira”. La notizia è rilanciata anche dalla Cnn che pubblica un filmato dei vigili del fuoco di Quito che mostra i soccorritori mentre liberano il bambino e lo portano via in barella.

Gli aiuti umanitari

Oggi è arrivato in Venezuela un carico di 47 tonnellate di aiuti umanitari dell’Unicef a sostegno dei bambini e delle famiglie colpite dal terremoto. La spedizione – mobilitata dalle scorte dell’Unione Europea conservate presso il centro globale di approvvigionamento e logistica dell’Unicef a Copenaghen – comprende kit sanitari di emergenza per cure mediche urgenti, tra cui aiuti per garantire parti sicuri, assistenza ai neonati e prevenzione e cura delle malattie; aiuti per la depurazione e lo stoccaggio dell’acqua per contribuire a fornire acqua potabile sicura; tende per allestire spazi a misura di bambino e punti di assistenza; aiuti per la mobilità, tra cui sedie a rotelle; e materiali ricreativi e per lo sviluppo della prima infanzia, per aiutare i bambini a ritrovare un senso di normalità e a continuare ad apprendere.

Un momento critico

“Questa consegna non poteva avvenire in un momento più critico per i bambini qui in Venezuela – ha detto Roberto Benes, Direttore regionale dell’Unicef per l’America Latina e i Caraibi – Le famiglie in tutti gli Stati colpiti hanno urgente bisogno di acqua potabile e di accesso all’assistenza sanitaria. Molti dormono all’aperto, temendo ulteriori scosse di assestamento. Questi aiuti ci consentiranno di fornire ai bambini e alle famiglie ciò di cui hanno più bisogno in questo momento: cure mediche, acqua potabile e spazi sicuri. Ma i bisogni sul campo sono di gran lunga superiori a quanto è arrivato oggi, e abbiamo bisogno di un sostegno costante per continuare a potenziare la nostra risposta”. Si stima che 680.000 bambini abbiano bisogno di assistenza umanitaria nei sei stati colpiti dai terremoti. Questa spedizione, insieme a quella regionale arrivata da Panama il 28 giugno, fornirà sostegno a un numero stimato di oltre 100.000 bambini e famiglie per un periodo di tre mesi. Nei prossimi giorni sono previsti ulteriori interventi di aiuto.

Le vittime

Centinaia di bare e sacchi di calce giacciono al suolo sul cortile dei ‘Silos’, l’ex deposito di grano che sorge al porto di La Guaira trasformato in un maxi-obitorio a cielo aperto per il terremoto in Venezuela. I familiari delle vittime attendono il loro turno all’esterno, rigorosamente con le mascherine sul volto per il forte odore dei cadaveri in decomposizione nell’aria. Una volta all’interno potranno consultare un catalogo digitale con le foto delle vittime con la speranza di riconoscere i familiari e dare loro una degna sepoltura. Decine e decine di sanitari si danno il cambio per gestire l’obitorio e cercare di contenere il rischio di un’epidemia. Nessuno sa il numero esatto delle vittime che sono presenti ai piedi dei silos, ma nella struttura continuano ad arrivare ininterrottamente sacchi e bare che vengono poi accatastati di piedi dell’ex deposito.

Fonte Ansa

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