Usa 2020, manifestazioni e violenze in diverse città. A New York 20 arresti

Proteste e manifestazioni anti-Trump anche a Boston (Massachusetts) Chicago (Illinois) e Filadelfia (Pennsylvania)

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:23
Proteste a New York

Notte di manifestazioni anche violente e arresti negli Stati Uniti. Almeno venti persone sono state arrestate per le strade di New York mentre partecipavano a manifestazioni a Manhattan contro l’amministrazione di Donald Trump e chiedevano il riconteggio di tutti i voti delle elezioni presidenziali. I manifestanti avevano marciato per le strade intorno a Washington Square Park gridando “No Trump, No KKK, No Fascist Usa“. Sono stati accusati di aver trasformato una manifestazione pacifica in aggressioni e atti di vandalismo.

Gli altri arresti

A Minneapolis – principale città del Minnesota – decine le persone sono state fermate mentre marciavano per chiedere il conteggio di tutti i voti e denunciare le azioni legali della campagna di Trump contro gli spogli.

Scene simili anche in Oregon, dove alcune persone sono state arrestate per danneggiamenti. Anche in questo caso la folla chiedeva di permettere il riconteggio dei voti. Proteste anti-Trump anche a Boston (Massachusetts) Chicago (Illinois) e Filadelfia (Pennsylvania).

Manifestazioni a favore del presidente invece a Detroit (Michigan), importante polo dell’industria automobilistica d’America.

La situazione del voto nella notte

Alle 7:00 di oggi, ora italiana, non erano stati ancora conclusi gli spogli. Restano quattro Stati in bilico: Pennsylvania, North Carolina, Georgia e Nevada. L’Arizona è quasi certa per Biden.

Nei primi tre, Trump è avanti, ma i suoi margini si riducono ogni ora che passa. La ragione è legata al voto postale, largamente pro-Biden, che si è accumulato nelle aree intorno alle città. Inoltre, scrive Rai News, i grandi agglomerati urbani sono quasi totalmente democratici. Il combinato di questi due fattori dà buone possibilità a Biden di rimontare lo svantaggio iniziale in ciascuno degli Stati in bilico.

Trump: ricorsi in Arizona e Nevada

La campagna di Trump valuta azioni legali in Arizona e Nevada, Stati chiave dov’è ancora in corso lo spoglio delle schede per le presidenziali. Finora la campagna del presidente uscente ha intentato cause in Pennsylvania, Michigan e Georgia per fermare lo spoglio delle schede arrivate dopo l’election day di ieri e ha avviato un’azione in Wisconsin per chiedere il riconteggio. L’idea è sia di cercare di fermare il conteggio dei voti postali, sia contestare l’esito degli Stati in bilico che potrebbero consegnare la vittoria a Biden.

Pennsylvania

Lo spoglio in Pennsylvania accelera più del previsto e la “stragrande maggioranza delle schede potrebbe essere conteggiata entro oggi”. Lo ha dichiarato il segretario di Stato della Pennsylvania, Kathy Boockvar, intervistata da Abc News. “Siamo in anticipo sui tempi, sono meno di un milione le schede rimaste da scrutinare”, ha spiegato stamani.

North Carolina

Si allungano invece i tempi per avere il risultato del North Carolina: non arriveranno prima della prossima settimana. Lo riporta la corrispondente di Abc News. Allo stato attuale, il presidente uscente, Donald Trump, è in testa con circa 76 mila voti in più rispetto allo sfidante democratico, Joe Biden.

Onda blu?

L’attesa “onda blu”, nel frattempo, rischia di non concretizzarsi nemmeno nei posti finora ritenuti sicuri. Il Senato sembra destinato a restare in mano repubblicana, mentre la Camera dei Rappresentanti ha perso cinque seggi democratici nelle ultime ore.

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