Trucida la compagna incinta e poi va dal barbiere

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:54

Nuovo, ennesimo caso di femminicidio. E' accaduto ieri sera, nel palermitano, dove una donna di 30 anni è stata uccisa a coltellate dall'amante dopo avergli rivelato di aspettare un figlio da lui. I carabinieri avrebbero già fermato il presunto assassino: si tratterebbe un imprenditore con il quale la vittima aveva una relazione. Un caso che, anche se ancora da definire in modo preciso, richiama l'attenzione sulla piaga della violenza contro le donne. Un fenomeno così diffuso non solo in Italia ma a livello globale da indurre l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, ad istituire la “Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne” che si celebra ogni 25 novembre.

Inchiodato dalle telecamere

L'imprenditore 51enne Antonino Borgia, avrebbe aggredito Ana Maria Lacramioara Di Piazza – una ragazza romena adottata da una famiglia italiana del posto – dopo una furiosa lite. Il corpo della vittima è stato ritrovato nelle campagne tra Balestrate e Partinico, lungo la statale 113. L'uomo è stato ripreso da alcune telecamere di un sistema di videosorveglianza della zona al momento dell'aggressione. Nella scena si vede un uomo che insegue una ragazza e si sente la donna che urla, “Ma che fai, aspettiamo un bambino, io ti amo”. Sembra che l'episodio sia stato ammesso dallo stesso Borgia durante l'interrogatorio.

Film horror

Le indagini sulla presunta scomparsa di Ana erano iniziate ieri – prima del ritrovamento del cadavere – dopo la telefonata di una donna che segnalava di aver visto, tra lo svincolo di Balestrate e Alcamo, una giovane con il volto insanguinato e i vestiti strappati uscire da un furgone bianco inseguita da un uomo. Dopo il fermo di Borgia, alle 17.30 circa, si era presentata una seconda persona, un uomo, dicendo di avere visto sul sistema di videosorveglianza della sua abitazione in campagna a Balestrate la scena di un'aggressione. La ricostruzione dell'omicidio, avvalorata – oltre che dai due testimoni – dalla confessione dello stesso Borgia, è da film dell'orrore. Secondo quanto raccontato dal presunto assassino, la sera precedente l'omicidio, la ragazza – residente a Giardinello (Pa) e che aveva con lui una relazione clandestina da circa un anno – gli avrebbe telefonato dicendo di voler rivelare tutto alla moglie di Borgia e chiedendogli, per non farlo, dei soldi: 3 mila euro. L'uomo avrebbe promesso di darle la cifra l'indomani mattina. Fin qui, la versione di Borgia, ancora tutta da avvalorare. Quello che è successo nelle prime ore di ieri mattina, invece, è di una spietatezza inaudita, evidenziata da più testimoni. Verso le 7 di ieri i due si incontrano allo svincolo di Partinico, come da accordi. Lei sale a bordo del furgone bianco che si sposta verso Balestrate. Una volta arrivati in una zona dove l'imprenditore ha un cantiere, i due avrebbero iniziato a litigare. Borgia prende un coltello da cucina con lama seghettata e colpisce la donna alla pancia. Lei tenta disperatamente di fuggire e l'uomo la rincorre facendola risalire sul furgone e promettendole di portarla in ospedale. Sono le 7.38, la scena viene ripresa dalla videocamera e nel filmato si vede la donna scappare e poi la si sente urlare “Ma che fai aspettiamo un bambino, io ti amo”, per poi invitare l'aggressore a gettare il coltello. L'imprenditore sembra calmarsi, getta il coltello, fa risalire Ana sul furgone e si dirige verso l'ospedale. Sono le otto e i due sono nei pressi del ponte dell'autostrada all'altezza di Partinico. Il furgone si ferma di nuovo. I due riprendono a litigare. Ana apre lo sportello e cerca nuovamente di fuggire, nonostante stia perdendo sangue e sia semi nuda. Alla scena assiste una donna che chiama i carabinieri. Ma Borgia è implacabile: prende un bastone e colpisce la vittima più volte alla testa; infine, le taglia la gola, uccidendola. Poi, nel tentativo di farla franca, avvolge il cadavere in lenzuola e coperte, lega il fagotto con una corda, lo trasporta col furgone in aperta campagna e lo ricopre di sterpaglie.

I dati della polizia: “Questo non è amore”

La disumanità dell'uomo emerge in tutto il suo dramma poco dopo il delitto, quando Borgia – senza dimostrare nessuna pietà o segno di pentimento – ripulisce il furgone e continua la sua giornata come se nulla fosse: va a fare colazione in un bar, incontra i clienti e, dopo pranzo, va anche dal barbiere. Poi, a metà pomeriggio, il fermo e la confessione. L'imprenditore è accusato di omicidio, porto illegale di arma, occultamento di cadavere e procurato aborto. Nelle prossime ore ci sarà l'autopsia della povera Ana, ennesima vittima della ferocia di qualcuno che diceva di amarla. Ana non è purtroppo un caso isolato: la violenza contro le donne è un fenomeno subdolo ma radicato nella società. In Italia le donne vittima di violenza sono 88 ogni giorno, una ogni 15 minuti. Il 41% subisce maltrattamenti, il 31% stalking, il 10% violenza sessuale e il 18% percosse. Lo evidenzia il nuovo rapporto della polizia di Stato “Questo non è amore 2019” riferito ai dati aggiornati al mese di marzo 2019 e pubblicato in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Nel biennio 2018-2019 – si legge nel report – il fenomeno della violenza sulle donne appare in diminuzione: calano del 16,7% le violenze sessuali (nel 2017 erano in aumento del 14%), del 2,9% i maltrattamenti in famiglia e del 12,2% gli atti persecutori. Nel 61% dei casi, la vittima ha indicato l’ex partner come il presunto autore degli atti persecutori. A seguire conoscenti o amici con il 15%, poi i partner non conviventi in un caso su 10. L’autore della violenza, come dice il rapporto, “non bussa ma ha le chiavi di casa”. Nell’82% dei casi, infatti, si tratta di una persona già conosciuta dalla donna. Le vittime sono nell’80% dei casi italiane, mentre l’autore è italiano in tre casi su quattro (74% del totale, +1% rispetto al 2018). Tra le donne straniere, sono le rumene ad aver denunciato più di altre una violenza nell’ultimo biennio. La metà delle violenze denunciate è avvenuta in strada, in auto o in parcheggi, mentre nel 35% dei casi l’atto persecutorio avviene in un luogo chiuso.

Femminicidio

Per quanto riguarda il femminicidio, il rapporto della polizia evidenzia come, rispetto al 2018, nel periodo gennaio-agosto 2019 sia diminuito del 4% il numero di vittime di sesso femminile sul totale degli omicidi, passando dal 38% al 34%. Nel 2019, sul totale degli omicidi ai danni donne commessi in Italia, nel 49% dei casi si è trattato di femminicidio (+12% rispetto al 2018), con vittime di nazionalità straniera nel 67% dei casi (+6% in un anno). Nel 48% dei femminicidi la donna lasciava almeno un figlio piccolo, un dato in leggero calo (-7%) rispetto al 2018. Nel 61% dei casi l’autore è il partner. Per quel che riguarda le modalità dell'omicidio, sono state utilizzate armi da fuoco nel 18% dei casi, armi da taglio nel 36%, oggetti contundenti nel 27%, mentre il 18% delle vittime è stata soffocata. 

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