Tifoso morto: il campionato non si ferma

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:28

Non è stato solo calcio quello messo in mostra a San Siro, prima, durante e dopo il big match conclusivo del Boxing day fra Inter e Napoli. Per la cronaca, il match è stato deciso da una rete allo scadere di Lautaro Martinez, che ha impedito agli azzurri di approfittare della frenata della Juventus a Bergamo, con i bianconeri che anzi si ritrovano con un ulteriore punto in più dei partenopei. La parentesi calcistica, però, si chiude presto lasciando spazio a una serata di scontri fuori dallo stadio e di tensioni in campo per cori contro il difensore senegalese Koulibaly e la città di Napoli, con l'allenatore Ancelotti che, chiaramente, ha fatto sapere che se si ripeterà ancora tale situazione lascerà il terreno di gioco assieme alla sua squadra. La vera tragedia, però, si è consumata nell'area urbana che circonda il Meazza di Milano, teatro di una rissa nei pressi di Via Novara, un'ora prima dell'inizio del match, probabilmente fra ultrà interisti e napoletani: pare sia stato proprio al termine degli scontri che un 35enne di Varese, Daniele Belardinelli, sia stato investito da un van di supporter partenopei, morendo dopo alcune ore all'Ospedale San Carlo.

La rissa

Dalle prime ricostruzioni effettuate dagli inquirenti, sembra che l'uomo sia stato investito attorno alle 19.30, subito dopo la fine della rissa di Via Sant'Elena (zona Via Novara). Tafferugli che, stando a quanto ipotizzato, sarebbero iniziati quando il van dei napoletani è stato attaccato da un gruppo di ultras interisti. Gli scontri sono andati avanti per qualche minuto, con quattro supporter partenopei accoltellati (uno di loro è stato ricoverato in codice giallo). Al termine, i tifosi sono risaliti a bordo della vettura allontanandosi dalla zona ed è in quel momento che, secondo gli inquirenti, si sarebbe consumata la tragedia. Il 35enne investito è stato trasportato immediatamente presso il San Carlo dove è arrivato in gravissime condizioni. I medici lo hanno sottoposto a un intervento chirurgico, purtroppo rivelatosi inutile.

Il questore: “Curva Inter chiusa fino a marzo”

A ogni modo, la dinamica dell'incidente è ancora da chiarire in modo definitivo, come spiegato dal questore di Milano, Marcello Cardona, che ha tenuto una conferenza stampa durante la quale ha definito l'assalto al van napoletano “un'azione squadrista, richiederó al dipartimento pubblica sicurezza in via d'urgenza di vietare le trasferte dell'Inter fino a fine campionato e la chiusura della curva dell'Inter fino a marzo 2019, cioè per 5 partite”. Il questore ha poi annunciato che “saranno emessi Daspo durissimi per tutti quelli che hanno partecipato all'agguato”.

Il caso Koulibaly

Un day after drammatico per Inter-Napoli, dopo che il campo aveva già mostrato animi piuttosto tesi dopo gli ululati razzisti che, a gara in corso, hanno fatto saltare i nervi a Koulibaly, poi espulso per aver ironicamente applaudito l'arbitro dopo un fallo su Politano che gli era costato l'ammonizione. Nello stesso momento, i giocatori napoletani hanno accerchiato l'arbitro Mazzoleni, facendo notare al direttore di gara i continui cori contro il loro compagno, imputando dunque la reazione di Koulibaly al fatto che la gara non fossea stata sospesa nonostante gli ululati. Lo stesso Ancelotti ha detto di aver chiesto quattro volte all'arbitro di interrompere il gioco, senza successo. Un caso sul quale è intervenuto all'Ansa anche il procuratore della Figc, Giuseppe Pecoraro: “Per me Inter-Napoli andava sospesa per i cori razzisti verso Koulibaly, e infatti gli uomini della Procura hanno segnalato ai funzionari dell'ordine pubblico e al quarto uomo che la squadra partenopea chiedeva lo stop. La decisione non spetta a noi ma all'ordine pubblico d'intesa con l'arbitro. Per quel che ci riguarda, è in corso la comunicazione dell'accaduto al giudice sportivo”. E proprio dal giudice potrebbe arrivare una stangata per i nerazzurri.

Show must go on

Gli episodi di Milano non fermeranno il campionato, come era stato ventilato in un primo momento da Gabriele Gravina. E' stato lo stesso presidente della Federcalcio a comunicarlo. “Sabato 29 (dicembre ndr) il campionato non si ferma – ha spiegato a Sky Sport – è una risposta tangibile a chi crede di poter fermarci a causa di certi atteggiamenti violenti“. Gravina ha riferito di aver sentito “un po' tutti in queste ore, volevo sentire le varie riflessioni. Abbiamo deciso tutti insieme che si va avanti e si gioca”. Contrario allo stop il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti, che auspica invece provvedimenti severi nei confronti del tifo organizzato. “Il calcio, lo sport non possono essere causa o pretesto per violenza e razzismo. E' il tradimento dello spirito di ogni sport” ha scritto in una nota. “Risse e agguati sono stati espulsi dagli stadi ma continuano a verificarsi fuori. E' inaccettabile: i morti, le aggressioni, il razzismo dovrebbero indurre la Federazione alla chiusura al pubblico dei medesimi stadi più che sospendere le partite con conseguenti problemi di evacuazione e ordine pubblico, per altro di difficile e delicata valutazione. Serve un segnale chiaro anche da parte del mondo sportivo: oltre a punizioni esemplari è necessaria un'inversione di rotta. Gli oneri a carico delle società, già previsti dal decreto Salvini, gravino in modo differenziato per le società che collaborano a estirpare il fenomeno. Le partite a rischio, indipendentemente dalle esigenze tv, dovrebbero essere giocate a mezzogiorno e non alla sera, come avviene in Gran Bretagna. E più in generale tutti gli attori del mondo calcistico, che rappresentano un modello per i giovani sportivi, dovrebbero valutare piu' meditati e consapevoli atteggiamenti. Il tavolo proposto da Salvini con tutti i soggetti competenti è utile e urgente”

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