Test del dna: il figlio della prof è dell'allievo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:48

Pare esserci una svolta nelle indagini sui fatti Prato, dove una 35enne è stata accusata di presunti atti sessuali assieme a un minore: i test del dna effettuati sul bimbo nato nell'autunno 2018 proprio dalla donna, avrebbero infatti dimostrato che la paternità sarebbe da attribuire a un 15enne, con il quale lei avrebbe avuto una relazione. Il consenso al prelievo era stato dato dalla donna nella giornata di venerdì e, secondo gli inquirenti, il test rappresentava la chiave per comprendere quali fossero i rapporti intrattenuti fra lei e il ragazzo che, nel 2017, la incontrava per avere ripetizioni di inglese. Le indagini sono coordinate dai pm Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli e, solo qualche ora fa, hanno ascoltato la donna nel corso di un interrogatorio secretato: i risultati del test, a ogni modo, avrebbero confermato quanto già ipotizzato, ovvero che il bimbo (ora di 5 mesi) sarebbe nato dalla relazione con l'adolescente che, all'epoca dei fatti, non aveva ancora 14 anni.

Il caso

La 35enne di professione è infermiere e, in mattinata, uno dei suoi avvocati aveva spiegato che “la verità dei fatti secondo noi prescinde da questo risultato ed è per questo che abbiamo chiesto che sia sentita subito dagli investigatori”. In Procura, la donna si era recata con suo marito (il quale ha peraltro riconosciuto il bambino) facendo richiesta, tramite i suoi legali, di poter fare dichiarazioni spontanee ma, al termine del colloquio, i contenuti sono stati per l'appunto secretati dagli investigatori. All’interrogatorio, assieme ai due sostituti procuratori titolari dell’inchiesta, ha partecipato anche il capo della squadra mobile Gianluca Aurilia, incaricato di coordinare l'indagine. L'inizio della vicenda risale a un paio di settimane fa, quando la famiglia del ragazzo aveva sporto denuncia nei confronti della donna che, a quanto sembra, avrebbe fatto presente al 15enne la nascita del bambino, provocando una crisi tale da spingerlo ad aprirsi con i genitori. La famiglia si è per questo attivata con una querela, riferendo tutto alla Polizia che, nel frattempo, ha posto al vaglio i contenuti dei cellulari delle persone coinvolte, allo scopo di ricostruire con maggiore chiarezza la vicenda.

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