Stragi del ’92, condannato all’ergastolo Matteo Messina Denaro

Lo hanno stabilito i giudici della Corte d'Assise di Caltanissetta. Il boss di Castelvetrano è latitante dal 1993

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:57

Una condanna all’ergastolo è stata emessa contro Matteo Messina Denaro. La sentenza contro il boss di Castelvetrano, latitante dal 1993, è stata pronunciata dai giudici della Corte d’Assise di Caltanissetta, presieduta da Roberta Serio: Messina Denaro, al termine di 14 ore di camera di consiglio, è stato ritenuto tra i responsabili delle stragi del 1992, quelle di Capaci e di Via D’Amelio, costate la vita ai giudici Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo e agli agenti che componevano le loro scorte. Come spiegato nella propria requisitoria (condotta per otto udienze) dal procuratore aggiunto Gabriele Paci, “Borsellino da tempo era nel mirino di Matteo Messina Denaro”. Questo “perché poco prima delle Stragi aveva chiesto l’arresto del padre e per aver patrocinato la collaborazione di alcuni pentiti”.

Messina Denaro latitante

Svanito nel nulla, ormai da ventisette anni. Ufficialmente da giugno 1993, qualche mese dopo l’arresto di Totò Riina. Un fantasma da allora, quando dalle due violente stragi era passato pressappoco un anno. Quel 1992 in cui Messina Denaro stazionò a Roma, assieme a un commando di mafiosi trapanesi e di Brancaccio. Con l’obiettivo di sorvegliare il giornalista Maurizio Costanzo e il giudice Giovanni Falcone. E anche l’allora ministro della Giustizia, Claudio Martelli. Un gruppo di fuoco che, improvvisamente, Riina fece tornare in Sicilia, dove di lì a poco avrebbe avuto luogo l’attentato a Falcone. Una scia di sangue che il boss, assieme ai Graviano e Bagarella, fu favorevole a proseguire dopo l’arresto di Riina. La strategia dinamitarda, di lì a poco, avrebbe prodotto altre vittime. Prima Via dei Georgofili, a Firenze, poi Via Palestro, a Milano. In due mesi, due stragi. Come nel ’92.

Come spiegato all’Adnkronos dal Procuratore generale di Caltanissetta Lia Sava, l’ergastolo comminato a Messina Denaro “è un grande risultato per la Procura di Caltanissetta. Abbiamo messo insieme pezzi di tanti contesti investigativi diversi e tante dichiarazioni e riscontri anche risalenti nel tempo. E siamo arrivati alla condanna”. La Corte d’Assise di Caltanissetta ha anche disposto provvisionali immediatamente esecutive per tutte le parti civili.

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