Carabinieri arrestati: dopo 4 mesi, riapre la caserma Levante a Piacenza

E' tornata operativa con nuovi carabinieri e un nuovo maresciallo capo, Salvatore Russo, che ha assunto il comando della stazione Levante

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:42

Dopo 4 mesi, la stazione dei carabinieri ‘Levante’ di Piacenza ha riaperto questa mattina. La caserma di via Caccialupo – nel centro storico della città emiliana – era stata posta sotto sequestro, e quindi chiusa, lo scorso 22 luglio quando era scattata l’operazione della Guardia di finanza che aveva portato, tra gli altri, all’arresto dei sei militari che vi prestavano servizio.

Le accuse: traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, estorsione, arresto illegale, tortura, lesioni personali, peculato, abuso d’ufficio e falsità ideologica.

Processo “Odyesseus”

Mentre si resta ancora in attesa della prima udienza del processo “Odyesseus” che li vede imputati insieme ad altri civili, che si terrà il prossimo 17 dicembre, questa mattina la caserma, che nel frattempo era stata dissequestrata, è stata riaperta ed è tornata operativa grazie all’impiego di nuovi carabinieri e del nuovo maresciallo capo, Salvatore Russo, che ha assunto il comando della stazione.

Nell’arco di questi mesi, nonostante il provvedimento di sequestro dei locali di via Caccialupo, il presidio dell’Arma ha continuato ad essere operativo all’interno della vicina sede dei carabinieri forestali.

Rito abbreviato per cinque militari

Cinque dei sei carabinieri accusati hanno scelto il rito abbreviato, mentre uno andrà al dibattimento davanti al collegio dei giudici sui fatti – ridenominati Inchiesta Levante – che, secondo la Procura, avrebbero visto al centro di una attività di spaccio i sei carabinieri e alcuni pusher accordatisi per spartirsi il mercato cittadino. La procura, una settimana fa, aveva chiesto il giudizio immediato per 16 persone, tra carabinieri e spacciatori.

In queste due settimane, i difensori degli indagati hanno scelto il rito con cui saranno processati i loro assistiti. A optare per il rito alternativo, che consente la riduzione di un terzo della pena, sono – scrive Piacenza.it – Giuseppe Montella, Salvatore Cappellano, Giacomo Falanga e Daniele Spagnolo. Il rito abbreviato è stato scelto anche da Marco Orlando, il maresciallo ex comandante della stazione Levante.

Il dibattimento

La procura ha inviato le richieste al giudice per le indagini preliminari, che dovrà ora fissare l’udienza per il processo. Il dibattimento, invece, che inizierà il 17 dicembre, vedrà in aula Angelo Esposito. Altre 11 persone, tutte accusate di spaccio, hanno chiesto alla procura di patteggiare la pena.

L’inchiesta è stata condotta dai sostituti Matteo Centini e Antonio Colonna, con il coordinamento del procuratore Grazia Pradella. L’operazione sul campo è stata effettuata dalla Guardia di finanza e dalla Sezione investigativa della Polizia locale.

Pradella: “Reati impressionanti”

“Siamo di fronte a reati impressionanti se si pensa che sono stati commessi da militari dell’Arma dei carabinieri”, aveva commentato in conferenza stampa lo scorso 22 luglio il procuratore capo di Piacenza, Grazia Pradella. “Si tratta – aveva detto – di aspetti molto gravi e incomprensibili agli stessi inquirenti che hanno indagato. Una serie di tali atteggiamenti criminali che ci ha convinto a procedere anche al sequestro della caserma dei carabinieri per futuri accertamenti”.

“Faccio fatica – aveva aggiunto – a definire questi soggetti come carabinieri, perché i loro sono stati comportamenti criminali. Non c’è stato nulla in quella caserma di lecito. Tutti gli illeciti più gravi sono stati commessi in piena epoca Covid e del lockdown, con disprezzo delle più elementari regole di cautela imposte dai decreti del Presidente del Consiglio”.

“Mentre la città di Piacenza contava i tanti morti del coronavirus – rimarcava – questi carabinieri approvvigionavano di droga gli spacciatori rimasti senza stupefacente a causa delle norme anti Covid”.

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