MERCOLEDÌ 14 AGOSTO 2019, 12:08, IN TERRIS


COSENZA

Obbligano una donna a prostituirsi, cinque arresti

La vittima era caduta in questo abisso per una relazione extraconiugale. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di violenza sessuale di gruppo ed estorsione

LORENZO CIPOLLA
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chiava del sesso di almeno cinque uomini per dieci anni. Costretta a subire violenza, sevizie a e prostituirsi. L’incubo reale di una donna di origini albanesi di Corigliano Rossano, in provincia di Cosenza, che è riuscita a vincere la paura, il dolore e le bugie per denunciare tutto lo scorso 5 agosto. Cinque persone, tutte di Corigliano, sono state arrestate e condotte al carcere di Castrovillari accusate a vario titolo di violenza sessuale di gruppo ed estorsione.


La schiavitù

In sette giorni le indagini sono risalite ad almeno cinque persone coinvolte in questa vicenda e ricostruirla. La donna, sposata e con un figlio che all’inizio di questa storia aveva appena cinque anni, aveva iniziato un rapporto con altro uomo che ha finito per trascinarla in questo vortice di violenza. Come riporta l’agenzia AdnKronos, il dirigente del commissariato di Corigliano Rossano Cataldo Pignataro parla di “incontri e prestazioni sessuali con altri uomini che si sono protratti nel tempo”, che probabilmente le chiedevano attività sempre più disinibite: “Nella casa dove avvenivano le sevizie sono stati trovati anche strumenti per pratiche sadomaso”. Purtroppo le violenze avvenivano anche in branco: “Sono arrivati a violentare la vittima anche in 20 contemporaneamente”. Nel corso delle indagini, che proseguono alla ricerca di altri soggetti coinvolti nella schiavitù sessuale della donna, sono stati trovati quasi 500 grammi di marijuana, un bilancino di precisione e una serra per le piante di stupefacenti.


Botte e minacce

Il primo a essere stato violento con la donna è stato l’uomo con cui aveva una relazione extraconiugale. Poi avrebbe allargato il cerchio ad altre persone che a loro volta, oltre ad abusarne, la picchiavano. Al punto che la donna si è dovuta far medicare spesso, persino in un ospedale di Roma, come riporta il Corriere della sera. In casa si giustificava raccontando di una malattia che le lasciava dei segni sul corpo. Oltre alla violenza fisica i suoi aguzzini le hanno inflitto per anni quella psicologica, minacciando che avrebbero ucciso i suoi il marito e il figlio, all’epoca appena un bambino.

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