MERCOLEDÌ 02 MARZO 2016, 002:30, IN TERRIS

NEGA L'ACCESSO AI DATI ALLA POLIZIA: ARRESTATO IL VICEPRESIDENTE DI FACEBOOK IN BRASILE

Il gruppo di Zuckerberg non ha al momento rilasciato alcun commento sulla vicenda

AUTORE OSPITE
NEGA L'ACCESSO AI DATI ALLA POLIZIA: ARRESTATO IL VICEPRESIDENTE DI FACEBOOK IN BRASILE
NEGA L'ACCESSO AI DATI ALLA POLIZIA: ARRESTATO IL VICEPRESIDENTE DI FACEBOOK IN BRASILE
Ha rifiutato di collaborare con le forze dell'ordine, negando l'accesso ad alcune conversazioni di Whatsapp oggetto di indagini. Per questo motivo il vicepresidente di Facebook per l'America Latina, Diego Dzodan, è stato arresto dalla polizia federale brasiliana. le forze dell'ordine hanno agito su mandato disposto da un giudice della città di Lagarto, nello stato di Sergipe, nel nord est del Paese. Come noto, l'applicazione di messaggistica istantanea appartiene alla nota piattaforma sociale di proprietà di Mark Zuckerberg.

Le manette sono scattate quando Dzodan, che ha la nazionalità argentina, stava andando al lavoro nel quartiere di Itaim Bibi, situato nella zona sud della megalopoli brasiliana. I vertici di Facebook non hanno voluto per ora commentare l'arresto del loro dirigente. Secondo gli inquirenti, il colosso della tecnologia mondiale avrebbe ostacolato le indagini riguardanti un processo penale per traffico di droga caratterizzato dal segreto istruttorio.

Non è la prima volta che il colosso di Palo Alto entra in conflitto con le autorità brasiliane. Lo scorso dicembre un giudice aveva bloccato temporaneamente il servizio di messaggistica Whatsapp, posseduto da Facebook, per non aver rispettato per due volte la richiesta di accesso ai dati di alcuni utenti che, secondo quanto aveva riportato la stampa, erano coinvolti in un cartello criminale.

Anche in questo caso nel mirino non e' il social network ma l'applicazione di messaggistica Whatsapp, che era stata utilizzata per tenersi in contatto da alcuni soggetti coinvolti in un'indagine segreta su un grosso giro di narcotraffico. Il giudice aveva chiesto all'azienda di fornire loro i dati dei sospetti per ben tre volte, ricevendo sempre un diniego, anche quando, dopo il terzo rifiuto di collaborare, la corte aveva imposto a Facebook una multa di un milione di real. Il gruppo di Zuckerberg non ha al momento rilasciato alcun commento sulla vicenda.
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