Colpita la cosca Labate: i particolari dell’operazione “cassa continua”

Grazie all'operazione denominata "cassa continua", decapitata la cosca di 'Ndrangheta Labate di Reggio Calabria. Una dipendente comunale tra gli arrestati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:37

Grazie all’operazione denominata “cassa continua”, è stata decapitata la cosca di ‘Ndrangheta Labate di Reggio Calabria. L’operazione al clan è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria. Con il coordinamento della Dda diretta da Giovanni Bombardieri e su disposizione del gip, i militari hanno arrestato Pietro Toscano, di 67 anni, Paolo Falco (50), Antonio Laurendi (64), Francesco Toscano (41), figlio di Pietro, Massimiliano Lentini (44) e Vincenzo Laurendi (44), questi ultimi due ai domiciliari.

I precedenti

L’ultimo maxi blitz delle forze dell’ordine contro le ‘ndrine di Reggio Calabria era avvenuto lo scorso giugno. Nell’operazione, denominata “Malefix“, vennero effettuati 21 arresti. In manette finirono numerosi capi storici, elementi di vertice, luogotenenti e affiliati alle due cosche di ‘ndrangheta De Stefano-Tegano e Libri, operanti a Reggio Calabria. Oggi viene invece colpita la ‘ndrina Labate. Il clan era già stato colpito con un grosso sequestro di beni lo scorso 10 luglio. Tra i beni confiscati figuravano il patrimonio e quote sociali di 5 complessi aziendali, 62 tra fabbricati e terreni, nonché rapporti finanziari/assicurativi, disponibilità finanziarie e 3 automobili.

Operazione Cassa Continua

Le accuse sono, a vario titolo, di estorsione, detenzioni di armi da guerra, comuni da sparo e clandestine. Nonché trasferimento fraudolento di valori. Proprio in riferimento a quest’ultimo reato, l’operazione è stata denominata “Cassa continua“. Inoltre, è stata notificata la sospensione per 12 mesi dall’esercizio di pubblico ufficiale ad una dipendente del Comune di Reggio, Antonia Messina, di 66 anni. Sequestrate infine le quote e il patrimonio dell’impresa di onoranze funebri “Croce Amaranto”.

Le indagini

Le indagini, condotte dalla Compagnia di Reggio, sono iniziate dopo l’arresto di Francesco Toscano, avvenuto il 16 giugno del 2017, a seguito del rinvenimento di armi d’assalto. Da intercettazioni telefoniche e ambientali è emersa la riconducibilità di quelle armi ad un più ampio gruppo di persone inserite nella cosca Labate. Conosciuta anche con il nome di “Ti Mangiu”, la ‘ndrina ha il controllo della zona Gebbione di Reggio Calabria.

La dipendente comunale

La dipendente del Comune è accusata di rivelazione di segreti d’ufficio aggravato dalle modalità mafiose. Venuta a conoscenza dell’interdittiva antimafia, scrive Ansa, si sarebbe recata da Pietro Toscano per informarlo, essendo a conoscenza della reale titolarità della ditta.

Le estorsioni

Dagli accertamenti è emersa anche un’estorsione che sarebbe stata compiuta da Pietro Toscano a carico di un familiare della moglie di Filippo Chirico, indicato come il reggente della cosca Libri e per questo condannato dal gup, l’11 giugno 2019, a 20 anni di reclusione. Un’altra tentata estorsione sarebbe stata posta compiuta ad un imprenditore del settore onoranze funebri concorrente della società “Croce Granata” riconducibile a Pietro Toscano e Antonio Laurendi. Società destinataria di un’interdittiva antimafia della Prefettura di Reggio Calabria il 17 ottobre 2017 e mutata poi in “Croce amaranto”.

 

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.