Ndrangheta: informò boss di operazione, arrestato ex agente

Si tratta di un ex sovrintendente in servizio nel posto di polizia di Frontiera marittima all'interno del porto di Gioia Tauro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:33
Il posto di polizia di Frontiera marittima all'interno del porto di Gioia Tauro

Un ex poliziotto è stato arrestato oggi dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria con l’accusa di concorso esterno con la ‘ndrangheta.

Si tratta di un ex sovrintendente, G.C. di 45 anni, in servizio fino allo scorso mese di agosto nel posto di polizia di Frontiera marittima all’interno del porto di Gioia Tauro.

Nel luglio 2018, G.C. avrebbe informato i boss delle cosca Cacciola-Grasso di Rosarno che i carabinieri stavano per eseguire l’operazione “Ares” – che portò all’arresto di 38 persone – e che sarebbero finiti in carcere.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip Tommasina Cotroneo, su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri, dell’aggiunto Gaetano Calogero Paci e del pm Sabrina Fornaro.

Operazione Antenora

In quella circostanza sette dei destinatari della misura riuscirono a sfuggire dopo essere stati avvertiti dell’imminenza delle catture demandate all’Arma dei Carabinieri.

Tra i soggetti, che da quel momento divennero latitanti, vi era la figura di spicco di Rosario Grasso, il rampollo della cosca Cacciola-Grasso – del cosiddetto Mandamento Tirrenico – al quale era stata contestata l’aggravante di essere il promotore e l’organizzatore dell’articolazione territoriale della ‘ndrangheta.

Le indagini serrate conseguite alla fuga dei sette latitanti, svoltesi dal luglio del 2018 al marzo del 2019, dai militari del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro, sotto la direzione della locale Direzione Distrettuale Antimafia e coordinate dal Procuratore Aggiunto Dott. Gaetano Calogero Paci e dal Sostituto Procuratore Dott.ssa Sabrina Fornaro, consentirono di arrestare tutti i soggetti che si erano resi latitanti e di individuare le connivenze che gli avevano consentito di darsi alla fuga.

Latitanti

“In particolare, spiega il comunicato stampa delle forze dell’ordine, una puntuale attività d’indagine consentiva di accertare che la notte dell’esecuzione dell’operazione Ares, il giovane boss della cosca Grasso ed i suoi più stretti collaboratori erano stati avvertiti tramite una comunicazione telefonica inviata da un appartenente alle Forze dell’Ordine, sull’apporto del quale i componenti della cosca avevano potuto contare sino a quel momento”.

L’arresto

All’identificazione del delatore – il 45enne G.C., originario della provincia reggina ma residente in Sicilia – si è giunti attraverso impegnativi approfondimenti investigativi. Determinante la collaborazione del Reparto Indagini Tecniche del Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri, che si è occupato di analizzare ed incrociare l’ingente mole dei dati acquisiti nel corso dell’indagine.

L’attività investigativa ha inoltre scoperto che l’ex Sovrintendente della Polizia di Stato fu un supporto indispensabile almeno in due occasioni per l’ingresso nel porto di Gioia Tauro di ingenti quantitativi di cocaina provenienti dal Sudamerica, commissionati dai sodalizi.

Un supporto (retribuito dalle cosche) reso possibile grazie al suo incarico strategico, quello di Responsabile del posto di Polizia di Frontiera Marittima del porto di Gioia Tauro.

Le accuse

L’indagato deve ora rispondere dei reati di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, corruzione propria e partecipazione ad associazioni dedite al narcotraffico internazionale.

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