VENERDÌ 04 SETTEMBRE 2015, 18:30, IN TERRIS

MOSTRO DI FOLIGNO: PER CHIATTI ARRIVA LA FINE DELLA PENA, MA NON TORNERA' LIBERO

L'uomo infatti non ha mostrato nessun segno di rimorso o pentimento in questi anni

AUTORE OSPITE
MOSTRO DI FOLIGNO: PER CHIATTI ARRIVA LA FINE DELLA PENA, MA NON TORNERA' LIBERO
MOSTRO DI FOLIGNO: PER CHIATTI ARRIVA LA FINE DELLA PENA, MA NON TORNERA' LIBERO
È finita la pena per il mostro di Foligno, Luigi Chiatti. Reo confesso, lucidamente consapevole della violenza con cui ha ucciso due bambini, Simone Angeletti (4anni) e Lorenzo Paolucci (13anni), eppure ora formalmente libero. Il suo processo si era concluso in Cassazione la condanna a 30 anni, nonostante la richiesta di ergastolo dell’accusa e lo stesso “mostro” avesse dimostrato di aver premeditato le sue mosse e avesse dimostrato agli psichiatri di sapere esattamente cosa stava facendo. Nel 2006, inoltre, Luigi Chiatti ha anche ottenuto un ulteriore sconto di pena di 3 anni grazie a un indulto.

Non tornerà però a piede libero. Per ora ha lasciato il carcere di Prato per essere trasferito in una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, ex ospedale psichiatrico giudiziario, fuori dalla Toscana. Non si sa di preciso dove l’uomo, oggi 47enne, sarà trasferito: “Non sappiamo niente. Né noi né i suoi genitori”, hanno spiegato i suoi difensori, gli avvocati Guido Bacino e Claudio Franceschini. I legali chiedono anche di evitare allarmismi: “Chiatti – ha detto Bacino – non tornerà libero. Passati anche questi primi tre anni in Opg o Rems la sua pericolosità sociale dovrà essere nuovamente valutata e se accertata la custodia verrà prorogata. E teoricamente potrebbe succedere anche a vita”. Lo stato mentale di Chiatti è stato valutato l’ultima volta a luglio dal tribunale di sorveglianza di Firenze. Secondo i periti “non è stato riscontrato alcun minimo atteggiamento di rimorso o di dolore per i fatti commessi. Il quadro psicopatologico presenta aspetti di particolare gravità che inducono a ritenerlo persona socialmente pericolosa“.

Chiatti venne condannato nel 1994 a due ergastoli, ma nel 1996 la corte d’Assise d’Appello di Perugia riformò la sentenza di primo grado, lo ritenne seminfermo di mente e lo condanna a 30 anni di reclusione. Determinante la testimonianza di un giovane che aveva trascorso diversi anni con lui in brefotrofio e che raccontò di violenze sessuali subite da entrambi da parte di un prete. La Cassazione confermò la sentenza nel 1997. “L’ho perdonato – ripete ora Luciano Paolucci, il padre di Lorenzo – perché subì delle violenze dopo essere stato abbandonato in orfanotrofio dalla madre. Ricordo però che nel processo chiese di non essere lasciato libero o avrebbe ucciso ancora. Per questo non perdonerei chi lo dovesse liberare e non perdonerei più Chiatti se accettasse di tornare libero”.

“Ciò che oggi interessa – aggiunge l’avvocato Giovanni Picuti, legale dei familiari delle vittime – è garantire l’internamento di Chiatti, magari in uno dei carceri psichiatrici non ancora dismessi. Mi auguro che in caso di delitti così efferati commessi da soggetti socialmente pericolosi il legislatore faccia un dietrofront. Lo Statoha il dovere di provvedere alla custodia dei criminali psichiatrici, prima di tentare una loro improbabile guarigione”.
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