Luzzara piange Martina Bonaretti, morta per Covid a soli 21 anni

Le condizioni di Martina inizialmente non sembravano preoccupanti ma poi si sono aggravate. Avrebbe compiuto 22 anni a gennaio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:14
Martina Bonaretti avrebbe compiuto 22 anni a gennaio

Martina Bonaretti è morta per Covid a soli 21 anni. La ragazza viveva a Luzzara, nella Bassa Reggiana. Giovedì scorso – dice il consigliere regionale Andrea Costa, ex sindaco di Luzzara, sull’edizione locale de “Il Resto del Carlino” – Martina era stata portata in ospedale a Guastalla, con sintomi riconducibili al Covid-19.

Le sue condizioni inizialmente non sembravano preoccupanti, ma si sono presto aggravate, costringendo a un ricovero in terapia intensiva. Familiari e amici hanno sperato fino all’ultimo che potesse farcela. Ma nella prima serata di martedì 17 novembre si è diffusa la notizia della sua scomparsa, con una miriade di messaggi di cordoglio e di ricordo arrivati, anche via social, ai suoi familiari: il padre, la madre, la sorella. Martina avrebbe compiuto 22 anni il prossimo gennaio.

Il post dell’ex sindaco per Martina

Cordoglio dall’amministrazione comunale luzzarese guidata dalla neo sindaca Elisabetta Sottili. E anche l’ex sindaco Andrea Costa, ora consigliere regionale, amico della famiglia Bonaretti, che ha voluto stringersi ai parenti di Martina con un lungo post su Facebook.

“Quasi sempre evito di parlare di chi ci lascia, soprattutto se appartiene alla famiglia della nostra comunità locale – ha scritto Costa – ma questa volta non posso evitarlo. Perché stasera si è spenta una straordinaria ragazza, che aveva solamente 21 anni e che è stata aggredita dal Covid. Martina Bonaretti la conoscevo da quando è nata, come conosco tutta la sua splendida famiglia”.

Quindi, prosegue Costa, “lo so che da mesi, purtroppo, sentiamo parlare di decessi, e già altre famiglie hanno dovuto piangere i loro cari. Ma questa sera è diverso. Questa sera fa più effetto perché la malattia ha spezzato una vita che stava ancora germogliando”.

“Usiamo meno leggerezza d’ora in avanti nel parlare della malattia, e quella leggerezza invece mettiamola nei rapporti tra le persone che spesso si deteriorano per delle stupidaggini. Usiamo di più il cuore, come sapeva fare Martina – conclude Costa – come le avevano insegnato a fare nella sua generosa famiglia a cui va il mio abbraccio più forte“.

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