MERCOLEDÌ 22 APRILE 2015, 001:01, IN TERRIS

"L'ANTIRACKET C'E' MA NON CI VA NESSUNO". IMPRENDITORI TERRORIZZATI DALLA MAFIA

Il colonnello Castello dopo l'operazione che ha sgominato il clan barese Di Cosola. "Le aziende preferiscono pagare che mettersi contro i clan"

LUCA LA MANTIA
"L'ANTIRACKET C'E' MA NON CI VA NESSUNO". IMPRENDITORI TERRORIZZATI DALLA MAFIA
"A Bari c'è l'antiracket ma non ci va nessuno, gli imprenditori preferiscono pagare piuttosto che mettersi contro le mafie". Un quadro desolante tracciato dal colonnello Rosario Castello, comandante provinciale di Bari dei Carabinieri a poche ore dalla vasta operazione che ha stroncato il clan Di Cosola. Sessantaquattro arresti contro una delle cosche più pericolose delle mafie pugliesi, in grado di tenere sotto ricatto i maggiori operatori economici della zona, minacciandoli, costringendoli sotto ricatto a fare affari con loro.

Un'inchiesta condotta tra mille difficoltà, lavorando solo sulle informazioni raccolte negli anni su una famiglia di cui si conoscevano bene i traffici ma della quale tutti avevano paura. "Da queste parti i clan impongono limitazioni, si crea un clima di intimidazione - ha detto a Interris.it il colonnello - siamo arrivati a un risultato importante solo con le nostre forze, senza nessuna denuncia presentata dagli imprenditori". Ossia da quelli che Castello definisce "le vittime di queste forme di intimidazione". E che quindi decidono di abbassare la testa davanti ai soprusi della criminalità organizzata per non esporsi. "Dove comandano i Di Cosola - ma il discorso vale anche per altre cosche - gli operatori economici sono costretti a pagare tangenti per lavorare, per le slot machine, subiscono estorsioni". Erano persino obbligati a comprare il cemento da un produttore colluso, fino anche lui in manette.

Ma la violenza psicologica subita non è sufficiente per farli parlare. Troppi rischi, per il lavoro e anche per la propria incolumità "come avviene in tante regioni del sud" dove la mafia allunga i suoi tentacoli. e fa paura La ribellione al pizzo nasce dalla presa di coscienza del torto subito e porta alle caserme di carabinieri e ai commissariati dove è possibile segnalare i soprusi a uomini competenti, in grado anche di fornire protezione."Come sempre - ha proseguito Castello - noi invitiamo gli imprenditori ad avere fiducia nelle forze dell'ordine e a denunciare tempestivamente le estorsioni per avere risultati immediati". Perché anche il silenzio uccide.
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