L'ammissione: “Risultati dei test alterati, donne danneggiate”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:05

Manomissione dei risultati dei test d'ammissione delle aspiranti matricole da parte di un ateneo: una confessione già di per sé choccante quella dell'Università di Medicina di Tokyo ma, sicuramente, ancora più grave in quanto è stato rivelato che tali falsificazione erano state compiute allo scopo di favorire i candidati maschili a discapito di alcune donne arrivate prima nella graduatoria finale. Un caso che sta facendo discutere in Giappone, scoperto attraverso un'indagine interna dell'amministrazione universitaria relativa agli esiti dei test d'ingresso dei candidati dal 2006 a oggi: un giro di manomissioni che coinvolgerebbe due ex alti dirigenti dell'ateneo, i quali avrebbero applicato regole proprie per scegliere gli ammessi secondo criteri diversi dalle regolari graduatorie. La questione era esplosa già nei giorni scorsi ma, solo oggi, è arrivata la completa ammissione da parte dell'attuale dirigenza, autrice dell'inchiesta interna.

Il sistema di manomissione

L'obiettivo, secondo quanto riferito dagli inquirenti, era di mantenere una percentuale di ammesse donne non superiore al 30%, facendo peraltro in modo di favorire l'ingresso dei figli degli ex studenti, così da incrementare offert e donazioni (nove casi sono stati scoperti in merito alla segnalazione dei figli da parte dei politici). Non mancano, riportano, riscossioni di tangenti da parte degli ex dirigenti coinvolti e, nondimeno, casi di alterazione dei punteggi nei confronti dei candidati uomini che ripetevano il test per la quarta volta. Più in generale, a vigere era la convinzione che i futuri dottori di sesso maschile fossero più affidabili, in quanto le donne soggette a esigenze quali il parto. Peraltro in un Paese come il Giappone, dove la percentuale di persone di sesso femminile laureate tocca l'elevatissima soglia del 50%.

Possibili conseguenze

L'accumularsi degli indizi aveva costretto i due dirigenti accademici alle dimissioni lo scorso luglio, dopo che era stato avanzato il sospetto che entrambi avessero accettato denaro in cambio di un “ritocco” al punteggio ottenuto dal figlio di un noto politico nipponico, peraltro impiegato presso il Ministero dell'Istruzione. Uno scandalo che, sicuramente, avrà forti ripercussioni non solo sull'Università ma che, probabilmente, toccherà nel vivo anche la stessa società giapponese.

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