La scomparsa del prefetto Falco, maestro di democrazia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:50

Ègiunta inaspettata la scomparsa di prefetto di Lucca, Leopolo Falco, scomparso ieri notte all'età di 64 anni. Una perdita “giunta improvvisa ed inaspettata come un fendente che toglie il respiro ed annichilisce ogni vitale speranza” ha dichiarato il prefetto Michele Di Bari, capo Dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione al Ministero dell'Interno. Stando a quanto riferito dai medici, l'uomo sarebbe morto nel sonno. Il prefetto s'era insediato a Lucca lo scorso giugno, eppure la sua levatura umana e professionale era tale da incidere profondamente sulla comunità seppure in poco tempo. Nato a Napoli, Falco si è disitinto sin dai suoi primi passi professionali, come dimostra il suo ruolo all'ufficio affari legislativi e relazioni parlamentari e la cura dell'attività legislativa relativa alla pubblica sicurezza sul finire degli anni Ottanta (1986-88). Il legame tra legalità e territorio è stato il filo rosso che ha contraddistinto i suoi incairichi successivi di commissario del comune di Sezze Romano (2006-07) e di presidente della Commissione straordinaria al comune di Salemi (2012). Prima di approdare nel capoluogo toscano, Falco è stato prefetto di Trapani (2013-16) e, dal 2016, vicedirettore dell'Ufficio affari legislativi e relazioni parlamentari

Un “fendente” inaspettato

Numerosi i messaggi di cordoglio giunti ai familiari del prefetto, acuiti dal carattere improvviso della sua dipartita. Fra tutti, particolarmente commosso è stato il saluto del prefetto Michele Di Bari, collega e suo stretto sodale, di cui riportiamo integralmente il sentito messaggio di cordoglio:
“La morte è giunta improvvisa ed inaspettata come un fendente che toglie il respiro ed annichilisce ogni vitale speranza. Così l’amato prefetto Leopoldo Falco ci ha lasciato. Resta la Sua innata propensione al bene, il tratto di galantuomo e di efficiente dirigente pubblico che ha saputo coniugare la funzione prefettizia con la quotidianità, la vasta quotidianità , cui il prefetto è costretto a  misurarsi per essere voce dei diritti , soprattutto dei più deboli . La Sua prestigiosa carriera si è dipanata tra tante responsabilità ministeriali e ultimamente quale prefetto di Trapani e di Lucca, ma sempre con il medesimo entusiasmo e l’identica passione come agli inizi del Suo impegno professionale. Dopo l’anno di formazione, anche il prefetto Falco ha mosso i primi passi tra difficoltà e percorsi tortuosi in cui riesce soltanto chi diventa maestro di sé stesso spesso torturando la propria intelligenza, lusingando l'immaginazione per approdare ai vasti campi della cultura.
Il Papa emerito Benedetto XVI nel corso dell’udienza ai prefetti dItalia del 14.10.2011 disse: '….. siete chiamati ad unire autorevolezza e professionalità, soprattutto nei momenti di tensione e di contrasti. La testimonianza di Sant'Ambrogio vi sia di stimolo e di incoraggiamento, affinché il vostro lavoro possa essere ogni giorno al servizio della giustizia, della pace, della libertà e del bene comune'. Come non riconoscere in questa espressione il prefetto Falco che ha vissuto questa condizione per sostenere un servizio alla comunità e per sentirne le pulsazioni e prevenire l’irrimediabile, contribuendo a rafforzare la democrazia nel nostro Paese ed inculcando nei cittadini l’idea di una nuova stagione di crescita sociale e dei loro diritti. Sì, un prefetto con orgoglio può essere un buon maestro di democrazia e può senz'altro concorrere a fornire certezze che attinge ai  principi costituzionali ed ai valori più profondi di umanità, di solidarietà nella vita civile e democratica. 
È stata questa la prospettiva che ha animato la sfera professionale del prefetto di Lucca ancor più esaltata con gli sforzi che ha compiuto alla guida del Centro Alti Studi del Ministero dell'Interno.
Il mistero della morte è un vortice che risucchia la persona scomparsa trascinando i dubbi sulla sua fede. Francesco Guccini scrisse una canzone ispirandosi alla Bibbia, in particolare ad Isaia 21. Un inno alla passione per apprendere il senso profondo della realtà : “Sentinella, dimmi, quanto resta ancora della notte?”. La sentinella risponde in modo misterioso: “La notte sta per finire, ma l'alba non è ancora spuntata; tornate di nuovo perciò a domandare; non vi stancate, insistete!”. È l'universale metafora della situazione umana in cui il prefetto Falco si è rivisto più volte, facendo leva sulla pazienza dell’ascolto , sulla necessità del silenzio, sull'opportunità di vigilare anche nel buio della notte per scrutare la navigazione delle comunità che ha avuto l’onore di servire , ricambiato con stima e con il riconoscimento della sua autorevolezza. È stato certamente, come la sentinella di Isaia, condizionato dalle difficoltà o dai tormenti del giorno precedente, e pur tuttavia costantemente guidato dalla speranza di guardare al futuro senza tentennamenti perché sapeva leggere i segni della complessa società contemporanea , cercando di abitare l’alba che non c’è ancora senza dimenticare  la realtà. Non si è adagiato dietro uno stucchevole formalismo, né ha pensato di annullare il buio della notte per sorvolare sopra i tormenti e le inquietudini che attraversano la nazione, ma si è fatto partecipe e protagonista di un campo d’azione in cui nitidi e concreti fossero percepiti e attuati i diritti e le libertà civili.
Una testimonianza civica e laica che si fonde con la preghiera di coloro che hanno avuto il privilegio di conoscere il prefetto  che non si è risparmiato per il perseguimento del bene comune. È vero, la Sua dipartita lo riporta nella dimensione del pianto delle notti dell’anima che anela all’eterno, ma non mancherà la corale preghiera di coloro che sanno che l'alba arriverà, confortando e consolando l’amata consorte e gli adorati figli”

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