La Procura: “Cadmio e animonio nel sangue”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:51

Tracce di elevata presenza di cadmio e animonio” e “valori di cromo e molibdeno molto superiori alla norma”: questo quanto rivelato dal pm di Milano, Francesco Greco, nella conferenza successiva agli “esami sui liquidi biologici” effettuati sul corpo dell'ex modella Imane Fadil (teste del Ruby ter), morta l'1 marzo scorso nella clinica Humanitas di Rozzano, nel milanese, in circostanze ancora da chiarire. Una vicenda sulla quale la Procura si riserverà ulteriori pronunciatamenti una volta effettuato l'esame autoptico disposto per accertare le cause del decesso, dal momento che “non è esclusa anche la causa naturale anche se tutti gli accertamenti svolti all'Humanitas non hanno riscontrato patologie”. Visto il riscontro di tali sostanze pericolose, verranno applicate ulteriori misure cautelative per coloro che entreranno in contatto con il suo corpo prima dell'autopsia anche se, su disposizione della Procura, l'accesso all'obitorio e quindi alla salma è stato interdetto anche ai familiari.

I test

Gli esami sui liquidi biologici, come spiegato ancora dal pm, “sono stati fatti in parte sul sangue che è stato lavato due volte nel corso della degenza e sulle urine”. L'ex modella, ricoverata a fine gennaio in preda a forti dolori al livello dell'addome, presentava gravi disfunzioni al midollo osseo e, dopo alcune settimane, aveva raccontato ai medici di ipotizzare di essere stata avvelenata. Nella giornata di ieri erano stati diffusi i risultati dei primi test effettuati, a seguito dei quali Imane Fadil era risultata negativa sia ai veleni comuni che alla leptospirosi. Anche per questo il procuratore ha spiegato che maggiori certezze su un decesso che presenta ancora molti lati oscuri arriveranno dopo l'esame autoptico.

Primo interrogatorio

Il procuratore Greco, intanto, ha spiegato che prima della morte della 34enne non vi erano state comunicazioni ai pm da parte della clinica Humanitas e che, anzi, a riferire del decesso della teste era stato il suo avvocato, “anticipando la comunicazione dell'ospedale”. L'assenza di comunicazione precedente è stata confermata anche dal direttore sanitario della clinica, ascoltato in mattinata e prima dell persone che verrano sentite nell'ambito dell'inchiesta sul decesso dell'ex modella.

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