MERCOLEDÌ 07 SETTEMBRE 2016, 002:30, IN TERRIS

ANOMALIE E IRREGOLARITA': INCHIESTA SU AZIENDA SERVIZI CIMITERO PARTECIPATA DEL COMUNE DI GROSSETO

Nei confronti di tre dirigenti della San Lorenzo, la Guardia di Finanza ha eseguito un decreto di sequestro preventivo, su richiesta della Procura

REDAZIONE
ANOMALIE E IRREGOLARITA': INCHIESTA SU AZIENDA SERVIZI CIMITERO PARTECIPATA DEL COMUNE DI GROSSETO
ANOMALIE E IRREGOLARITA': INCHIESTA SU AZIENDA SERVIZI CIMITERO PARTECIPATA DEL COMUNE DI GROSSETO
Un amministratore, tre dirigenti e due componenti del consiglio d'amministrazione della San Lorenzo Servizi di Grosseto, azienda per le attività cimiteriali della Sistema, interamente partecipata dal comune di Grosseto, sono indagati nell'ambito di un'inchiesta della procura di Grosseto per peculato e abuso d'ufficio.

Le indagini della polizia giudiziaria, coordinate dal pm Alessandro Leopizzi, avrebbero evidenziato, secondo quanto reso noto dalla stessa procura, "anomale assunzioni di personale (almeno un quinto dei dipendenti dei 24 dipendenti dell'azienda sono familiari di un dirigente), eccesso di dirigenti rispetto al numero di dipendenti (3 su 24), un anomalo incarico di consulenza tramutato in rapporto di lavoro dipendente per favorire il subentro di un altro familiare, buste paga gonfiate e indennità non spettanti concesse e percepite dagli stessi dirigenti".

Nei confronti di tre dirigenti della San Lorenzo, la Guardia di Finanza ha eseguito un decreto di sequestro preventivo, su richiesta della Procura. Sei i beni immobili a Grosseto sottoposti a vincolo cautelare, due autovetture e varie disponibilità finanziarie per un totale di 196.125 euro. Le indagini avrebbero evidenziato "gravi anomalie e irregolarità di gestione dell'azienda San Lorenzo Servizi - dice il procuratore Raffaella Capasso - poste in essere da un gruppo di sei persone, un amministratore, tre dirigenti e due componenti del Cda, in un quadro generalizzato di uso privatistico delle risorse pubbliche".

Dalle indagini, si sottolinea, è emerso che, dal 2011 al 2013, gli indagati avevano approvato atti gestionali contrari al regolare perseguimento delle finalità di interesse pubblico "ponendo in essere - prosegue il procuratore nella sua nota - i reati di peculato e di abuso d'ufficio".
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