Furti di carte di credito: scoperta maxi frode, 6 arresti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:42

Smascherata una imponente frode informatica dal valore di oltre un milione di euro. La polizia Postale ha arrestato sei persone accusate i far parte di un'associazione a delinquere finalizzata alla sostituzione di persona, al furto aggravato e all'indebito utilizzo di carte di pagamento elettronico. I sei, finiti in carcere su disposizione del gip di Perugia, avevano come base logistica l'hinterland napoletano, ma operavano su tutto il territorio nazionale. Le indagini sono state avviate nel luglio 2018 a seguito delle segnalazioni presentate da alcuni Istituti di Credito. Le attività investigative, coordinate dalla procura di Perugia, sono state eseguite utilizzando anche attività tecniche e sistemi di tracciamento elettronico, così da consentire di accertare l'esistenza di un'associazione per delinquere composta da almeno 10 persone.

L'organizzazione

L'organizzazione criminale era ben strutturata. Come ricostruisce Agi, la banda compiva furti della corrispondenza nei centri di smistamento di Poste Italiane nel Centro-Nord Italia. All'interno dei centri venivano individuati i dispacci contenenti le carte di credito o debito per centinaia di carte, spediti da parte degli istituti di credito. Presi i titoli, entrava in gioco un esperto gruppo di “telefonisti” che metteva in atto la tecnica del Vishing: chiamava i vari Istituti emittenti delle carte e, presentandosi come maresciallo o ispettore delle forze dell'ordine, affermava di aver appena sequestrato un consistente numero di carte di credito rinvenute in possesso a malviventi. Poi, con fare perentorio e con la scusa di riconsegnare i titoli in sequestro, si faceva indicare il numero di telefono dei clienti. Poi, spacciandosi per dipendenti della banca, chiamavano i clienti paventando problemi connessi nell'attivazione del titolo riuscendo infine, con abilità persuasive, a farsi indicare il Pin dei titoli. Una volta in possesso del numero, potevano usare le carte di credito per spese personali di qualsiasi genere. I criminali potevano così monetizzare i proventi degli indebiti utilizzi che, prelevati per contanti su sportelli Atm, poi confluivano su strumenti prepagati riciclando consistenti somme di denaro su carte di credito in possesso dei vari “money mules” gestiti dal gruppo. A partecipare attivamente alle indagini, oltre alla Postale, il Reparto prevenzione crimine di Napoli e il commissariato di polizia di Giugliano della Questura di Napoli. 

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