Fermato un marocchino: “Pronto a immolarsi per l'Isis”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:44

Per gli inquirenti Nabir Benamir, 29enne marocchino residente a Genova, era pronto a immolarsi per la causa dell'Isis: all'interno dei suoi dispositivi elettronici, infatti, gli investigatori hanno individuato numerose comunicazioni nelle quali l'uomo chiedeva informazioni per la costruzione di un ordigno esplosivo ma anche altri file nei quali, come un qualsiasi arruolato daesh, erano contenute immagini di spietate esecuzioni: per questo, e anche per ulteriori motivi, il 29enne è stato indagato per appartenenza al gruppo jihadista e, per ora, posto in regime di custodia cautelare in carcere, al culmine di un'indagine condotta dalla sezione antiterrorismo della digos di Genova.

Le intercettazioni

Nel corso dell'inchiesta, le Forze dell'ordine hanno effettuato il sequestro di ingenti quantità di materiale informatico riconducibile a un'affiliazione al sedicente Stato islamico, molta parte del quale recuperata attraverso i profili social dell'uomo il quale, a ogni modo, si trovava in carcere già da alcuni mesi, accusato di aver segregato e malmenato la sua compagna, nonostante fosse incinta. A pesare sulla sua posizione e a ribadire, per l'accusa, in modo ancor più marcato la sua affiliazione al Califfato, anche alcune intercettazioni di chat telefoniche, nelle quali conversava con sua sorella dicendo frasi del tipo “Ha chiamato il chiamante… devo andare al lavoro… Parliamo un'altra volta. Inshallah, che Dio allunghi la mia età e il mio destino. Prega per me per la Shahada e che accetti il mio lavoro..”.

Indagini in corso

Per gli inquirenti, tali parole (soprattutto l'esordio “Ha chiamato il chiamante”) sarebbero un segno inequivocabile di relazioni con i reclutatori estremisti. Anzi, secondo l'accusa Benamir sarebbe rientrato in Italia allo scopo di addestrare altri combattenti alla causa Daesh, ipotesi supportata anche dal ritrovamento del bando di arruolamento presente nella memoria del suo telefono (il primo recuperato in Italia), nel quale sono specificate le modalità, i tempi e anche le sanzioni per i trasgressori. L'uomo, come precisato dal giudice che ha disposto la misura di custodia cautelare, avrebbe diversi alias e le sue vere generalità sono al momento sconosciute. Di certo, si sa che ha girato a lungo per l'Europa, specie fra i Paesi Bassi e la Germania, dove ha a lungo vissuto cercando, invano, di ottenere un permesso di soggiorno nel quale prevedere viaggi in Iraq e in Siria.

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