Favori e prestazioni sessuali: arrestato il pm Arnesano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:45

Terremoto giudiziario nella Procura e nella Asl di Lecce. Emilio Arnesano, pubblico ministero a Lecce, è stato arrestato stamani su ordine del gip di Potenza, nell'ambito di un'inchiesta della Procura della Repubblica del capoluogo lucano su favori e prestazioni sessuali ottenuti dal magistrato in cambio di altrettanti favori che sarebbero stati resi da Arnesano nell'ambito delle sue funzioni giudiziarie. Nei suoi confronti, è stata disposto anche il sequestro di un'imbarcazione e di oltre 18 mila euro “in quanto profitto del reato di corruzione”. In carcere anche Carlo Siciliano, dirigente Asl.

Il gip di Potenza ha posto agli arresti domiciliari altre quattro persone nella stessa inchiesta. Arresti domiciliari per Giorgio Trianni e Giuseppe Rollo, primari rispettivamente dei reparti di Neurologia e Ortopedia dell'ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, e Benedetta Martina, avvocato e per il direttore generale dell'Asl di Lecce Ottavio Narracci.  Infine, è stato ordinato il divieto di dimora a Lecce dell'avvocato Salvatore Antonio Ciardo. L'accusa è di corruzione in atti giudiziari, induzione a dare o promettere utilità a pubblico ufficiale e abuso di ufficio. I provvedimenti sono stati eseguiti questa mattina dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Lecce.

Vendita delle funzioni giudiziarie

“Ulteriore e collaudato sistema di vendita delle funzioni giudiziarie”. Così la Procura di Potenza definisce il capitolo relativo ai favori ottenuti dai dirigenti Asl. Come riporta il Quotidiano di Puglia, al centro dell'inchiesta, un provvedimento di dissequestro disposto dal pm Arnesano, con relativa richiesta di archiviazione del fascicolo a carico di Trianni. Quest'ultimo, poi, avrebbe offerto dei soggiorni con battute di caccia al magistrato leccese.

Nel corso degli approfondimenti svolti dalla Procura potentina, poi, sarebbero emersi ulteriori episodi corruttivi a carico di Arnesano. Gli investigatori sostengono che il pm avesse “venduto, in più procedimenti, l'esercizio della sua funzione giudiziaria in cambio di incontri sessuali e di altri favori”. Nello specifico, il magistrato avrebbe stretto un “rapporto corruttivo” con l'avvocato Benedetta Martina: “In numerose occasioni il sostituto procuratore pilotava procedimenti in cui gli indagati erano assistiti dall'avvocato Martina ottenendo in cambio prestazioni sessuali dalla medesima”.

 

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