LUNEDÌ 13 LUGLIO 2015, 001:00, IN TERRIS

FAMIGLIA STERMINATA DAL VICINO DI CASA

Strage della follia nel Casertano per litigi riguardanti il posto auto: agente penitenziario uccide quattro persone

STEFANO CICCHINI
FAMIGLIA STERMINATA DAL VICINO DI CASA
FAMIGLIA STERMINATA DAL VICINO DI CASA
Una lite tra vicini per futili motivi si è trasformata in una strage. Luciano Pezzella, cinquantenne agente di polizia penitenziaria, ha ucciso a sangue freddo quattro persone a Trentola Ducenta nel Casertano. Tutto è iniziato con un litigio per un furgoncino parcheggiato in un posto che secondo il Pezzella non doveva essere occupato. L’agente è poi salito in casa, ha preso la pistola d’ordinanza, si è recato dai vicini e ha fatto fuoco uccidendoli tutti e tre. Le vittime si chiamavano Michele Verde, 61 anni, Enza Verde 58, e Pietro Verde di 31 anni, padre, madre e figlio. La fidanzata di Pietro si è salvata perché al momento della sparatoria si trovava al piano di sopra del palazzo. Ma purtroppo la follia omicida non si è arrestata dopo il primo raptus. Una volta in strada Luciano Pezzella ha ferito mortalmente il conducente del furgone - contenente cassette con la frutta - che aveva provato a fuggire.

Si trattava di Francesco Pinestra, 37 anni, che questa mattina si era recato a casa dei Verde per comprare delle cassette per la frutta. L’assassino poco dopo si è costituito nella caserma dei carabinieri di Aversa dichiarando ai militari: “Ho fatto un macello, ho ucciso i miei vicini”. Dopo la tragedia una delle persone che abita attorno al luogo della strage – via Carducci – ha dichiarato di non aspettarsi un epilogo così drammatico. “Faceva discussioni anche con gli altri vicini – ha spiegato – non ricordo che andasse d’accordo con qualcuno, qualche volta ho sentito anche che minacciava i Verde di usare la pistola. Ma non immaginavo che la sua rabbia potesse esplodere in questo modo”. Un altro vicino, invece, ha affermato di temere che qualcosa di grave potesse verificarsi: “Per me doveva succedere, Pezzella non era affatto tranquillo”. Di tutt’altro avviso gli agenti che lavoravano con lui nel carcere napoletano di Secondigliano: l’hanno descritto come un individuo tranquillo.
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