Due neonate decedute per pertosse

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:50

Non erano vaccinate le mamme delle due bambine decedute presso l'Ospedale “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo, dove erano state ricoverate nel reparto di terapia intensiva dopo aver contratto la Bordetella pertussis, il virus della pertosse. Una malattia infettiva che per i neonati “può essere molto grave e, nel primo anno di vita”, è “una delle cause più frequenti di decesso” per bambini così piccoli, a causa di complicazioni che possono sopraggiungere a danno del sistema nervoso, a causa della mancanza di ossigeno. Come riportato dal quotidiano 'L'Eco di Bergamo', le due bambine avevano appena un mese e, al netto di gravidanze senza problemi di sorta, nessuna delle due mamme aveva ricevuto la vaccinazione contro il batterio e nemmeno “una profilassi protettiva contro questa malattia”.

I due casi

La prima delle due bimbe era stata inizialmente portata presso l'ospedale di Seriate, per poi essere trasferita al nosocomio di Alzano Lombardo per ricevere un primo trattamento di cure antibiotiche. La bambina, però, non aveva dato segni di miglioramento, venendo così trasferita presso il 'Giovanni XXIII' di Bergamo il 17 giugno, spirando poi il 23 dello stesso mese. La seconda delle piccole proveniva da Treviglio, dove era stata inizialmente ricoverata e successivamente sottoposta a un particolare tipo di cura con un macchinario che sopperisce alle difficoltà di cuore e polmoni dei neonati, purtroppo senza successo. La bimba è morta in ospedale il 30 luglio scorso.

Burioni: “Necessaria una zona di sicurezza”

Essendo troppo piccole per essere sottoposte a vaccinazione, in questi casi Sul caso è intervenuto il virologo Roberto Burioni, il quale ha commentato i due decessi attraverso un post su Facebook: “Alcuni vaccini proteggono per sempre, altri forniscono un’immunità limitata nel tempo. Questo è il caso del vaccino contro la pertosse, dove addirittura la malattia stessa non fornisce una protezione permanente. Fino agli anni 90 contro la pertosse abbiamo usato un vaccino estremamente efficace che era però gravato di alcuni effetti collaterali rari, ma non trascurabili. Dopo quel momento siamo passati a un vaccino detto 'acellulare' che è sicurissimo, ma meno potente”. Per Burioni, questo “vaccino acellulare (attualmente contenuto nell’esavalente) è efficace in quasi il 90% dei vaccinati, ma l’immunità tende a svanire con il tempo; quando questo accade si è comunque protetti dalla malattia in forma grave, ma si può ospitare il microrganismo nella propria gola ed essere una fonte di infezione per gli altri”. Per questo, in questi due casi specifici, la vaccinazione delle mamme avrebbe potuto fornire probabilmente uno schermo protettivo: “E' opportuno che i fratelli, i parenti, il padre si sottopongano ad un richiamo del vaccino, in modo da rendere impossibile che il batterio della pertosse, dopo averli infettati, arrivi nella gola del neonato. Insomma, dobbiamo creare una zona di sicurezza intorno al neonato dove il batterio non possa stabilirsi. Naturalmente questa zona di sicurezza è vanificata se il bimbo frequenta un asilo nido dove gli altri bimbi non sono vaccinati”.

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