Disarticolato il clan Bellocco: 45 arresti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:55

Inondavano l’Italia di cocaina. Ma da oggi la ndrina non esiste più: 45 gli arresti nella cosca riconducibile ai Bellocco di Rosarno, potente famiglia di ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro (radicata in particolare a Rosarno e a San Ferdinando, in Calabria) con ramificazioni in Italia e all'estero e con agganci diretti con i narcotrafficanti in America Latina. Associazione mafiosa, traffico internazionale di stupefacenti, detenzione di armi e rapina aggravate dal metodo mafioso e dalla transnazionalità del reato, le accuse mosse a vario titolo. Le attività investigative effettuate su richiesta della procura antimafia di Reggio Calabria, guidata da Giovanni Bombardieri, dal comando provinciale della GdF di Reggio Calabria e dallo Scico di Roma hanno consentito di destrutturare la cosca e le sue articolazioni nel Lazio, in Emilia Romagna e in Lombardia.

Hamburg-Rio de Janeiro

L'indagine è partita seguendo un carico di droga intercettato nel 2016 e trasportato sulla “Hamburg-Rio de Janeiro”. Una nave sospetta, ricostruisce Repubblica, partita dall’America Latina e diretta anche a Gioia Tauro, che i finanzieri avevano iniziato a seguire dalla tappa intermedia di Valencia. Nei pressi dello scalo calabrese, alcuni marinai avevano lanciato in mare diciassette borsoni, legati fra loro con una sagola e retti da alcune boe. Dentro c’erano quasi 385 chili di cocaina purissima, che sono costati il fermo ai 9 marinai dell’equipaggio e hanno segnato l’inizio dell’indagine che oggi ha permesso di disarticolare il potente clan della Piana. 

Diabolik

Fra i tanti clienti della ndrina, sembra ci fosse anche la banda messa insieme da “Diabolik” – il capo degli Irriducibili della Lazio ucciso lo scorso 7 agosto in un agguato in un parco pubblico romano – disarticolata qualche giorno fa grazie all'operazione “Grande Raccordo Criminale” che ha portato all'arresto di 51 persone. Tra gli arrestati ci sono diversi esponenti del mondo ultras laziale. Si tratta di Ettore Abramo, alias “Pluto”, 53 anni e Aniello Marotta, 43 anni, che appartengono al gruppo degli Irriducibili. Il loro ruolo, secondo quando emerso dalle indagini, era lo spaccio ma anche il “recupero”: facevano parte del gruppo di “picchiatori”. Tra gli arrestati anche Alessandro Telich, un altro esponente ultras, che nell'organizzazione aveva il compito, come esperto informatico, di evitare agli spacciatori di essere intercettati dalle forze dell'ordine. A capo della banda ci sarebbe stato proprio l'ex capo degli Irriducibili Fabrizio Piscitelli conosciuto come Diabolik ucciso con un colpo di pistola mentre era seduto su una panchina all'Appio. Le indagini hanno infatti consentito di ricostruire il suo ruolo: coinvolto nella compravendita di stupefacenti, era una vera e propria figura di riferimento nel controllo del territorio, “nonché di garanzia e affidabilità dell’associazione – scrivono gli investigatori – che si avvantaggiava della sua leadership”. 

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