MERCOLEDÌ 29 MARZO 2017, 17:43, IN TERRIS

Disabile mentale ridotta in schiavitù e costretta a prostituirsi, arrestato il convivente

I fatti si sono verificati nei comuni di Cinisi, Terrasini e Partinico, nel periodo compreso tra luglio 2010 e aprile 2016

AUTORE OSPITE
Disabile mentale ridotta in schiavitù e costretta a prostituirsi, arrestato il convivente
Disabile mentale ridotta in schiavitù e costretta a prostituirsi, arrestato il convivente
Schiavizzata e costretta a prostituirsi per pochi spiccioli. E' questo l'orrore che ha dovuto subire una giovane donna di Partinico affetta da disabilità mentale. La parola fine al suo incubo, è stata messa dai Carabinieri di Partinico che hanno arrestato il suo aguzzino, su disposizione del giudice per le indagini preliminari, Roberto Riggio.

La vicenda


I fatti si sono verificati nei comuni di Cinisi, Terrasini e Partinico, nel periodo compreso tra luglio 2010 e aprile 2016. Le indagini sono tate avviate dai militari nel maggio del 2016, quando la ventottenne italiana, accompagnata dal padre, si è recata nella caserma dei carabinieri e ha raccontato gli abusi e le violenze perpetrate negli anni dal sedicente fidanzato. Al termine della lunga indagine diretta dal procuratore capo Francesco Lo Voi, i Carabinieri di Partinico hanno fatto scattare le manette ai polsi del 51enne marchigiano. Inoltre, gli uomini dell'Arma, hanno anche interrogato 30 "clienti" che aveva fruito delle prestazioni sessuali della giovane donna. Da qui, gli inquirenti hanno potuto ricostruire la tragica vicenda. L'uomo sistematicamente segregava la compagna all'interno dell'abitazione, chiudendo la porta di ingresso dall'esterno con un lucchetto e sbarrando le finestre con delle tavole di legno fissate con dei chiodi.

Gli abusi e le violenze


La ragazza, che conviveva con il suo aguzzino dal 2010, era costretta a praticare rapporti sessuali con uno o più uomini, secondo le diverse modalità con cui il suo compagno "concordava" direttamente con i clienti. Il "compenso" per le prestazioni - circa 20 euro per ogni singolo rapporto - venivano riscossi direttamente dall'indagato. Se la vittima tentava di rifiutarsi veniva pestata.

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