GIOVEDÌ 10 GENNAIO 2019, 21:40, IN TERRIS


CASO MAYORGA

CR7, chiesto il test del dna

La richiesta arriva dalla Polizia di Las Vegas in merito al presunto stupro ai danni della donna nel 2009

REDAZIONE
Cristiano Ronaldo
Cristiano Ronaldo
T

orna alla ribalta il caso Ronaldo, con l'asso portoghese di nuovo nel mirino degli inquirenti che indagano su un presunto caso di stupro che lo coinvolgerebbe. La Polizia di Las Vegas, secondo quanto fatto sapere dal Wall Street Journal, ha avanzato la richiesta di esame del dna per il campione della Juventus, allo scopo di confrontare poi i risultati con le tracce di materiale organico rinvenute sugli abiti di Kathrin Mayorga, la donna che aveva denunciato CR7 per un presunto episodio di violenza avvenuto nel 2009. La denuncia era arrivata nell'autunno scorso e, stando al racconto della donna, si riferirebbe a un tentativo non solo di violenza ma anche a un caso di corruzione, in quanto Mayorga ha riferito che Ronaldo avrebbe consegnato una somma pari a 375 mila dollari per far ritirare le accuse. E, fra le possibili prove in mano agli inquirenti, proprio il vestito che la donna indossava la sera in cui avrebbe subito la violenza. Secondo quanto riportato, inoltre, la polizia americana starebbe indagando inoltre su altri incontri avuti dal campione bianconero.


La difesa

Stando al Wsj, la richiesta sarebbe arrivata in via ufficiale all'autorità giudiziaria italiana e, secondo il portale Tmz, Cristiano Ronaldo avrebbe già acconsentito di sottoporsi al test in questione. Il numero 7 juventino, infatti, si è sempre professato innocente, disconoscendo la circostanza di stupro. E, ancora una volta, ha ribadito la sua posizione attraverso i legali: "Il signor Ronaldo ha sempre confermato, come ha fatto anche oggi, che quello che è successo a Las Vegas nel 2009 è stato di natura consensuale, quindi non sorprende che il Dna sia presente o che la polizia faccia questa richiesta davvero standard come parte delle loro indagini". Lo stesso legale, in contemporanea all'esplosione del caso, aveva parlato di "campagna diffamatoria intenzionale basata su documenti digitali che sono stati rubati e senza dubbio manipolati".

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