Cosa Nostra: 200 milioni confiscati a Rappa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:45

La Direzione investigativa antimafia di Palermo ha confiscato 200 milioni di euro in beni mobili e immobili agli eredi dell'imprenditore Vincenzo Rappa morto il 28 marzo del 2009, all'età di 87 anni. Il provvedimento ha interessato tre società di capitali attive nel comparto delle costruzioni edilizie e nel campo finanziario, numerose quote societarie, 183 immobili, un intero edificio di otto piani, rapporti bancari e disponibilità finanziarie. Tra gli immobili, l'edificio settecentesco Palazzo Benso, oggi sede del Tar di Palermo, in via Butera, di circa 1.200 metri quadri; Villa Tagliavia, nella centrale via Libertà, di 2.300 metri quadri, con oltre 15 mila metri quadri di giardino, l'intero edificio di via Ugo La Malfa dove è ubicata la sede regionale del Consiglio nazionale delle ricerche.

Cosa Nostra

Le indagini, coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi, hanno consentito di ricostruire la storia e la parabola economica dell'imprenditore edile, già condannato in via definitiva nel 2004 dalla Corte d'Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio aggravato.

Come riporta Agi, gli accertamenti eseguiti hanno evidenziato come l'intesa con Cosa nostra si era principalmente realizzata nel versamento a esponenti di spicco della mafia di ingenti somme di denaro, ottenendo, in cambio, la possibilità di realizzare importanti operazioni immobiliari nel settore dell'edilizia privata e dei pubblici appalti. L'indagine – rafforzata dalle dichiarazioni di numerosi pentiti quali Angelo Siino, Giovanni Brusca, Vito Galatolo e Salvatore Cancemi – ha fatto emergere una rilevante sperequazione fra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati da Rappa, nonché i legami con numerosi personaggi di spicco di Cosa nostra: Raffaele Ganci, della famiglia della Noce, i Madonia della famiglia di Resuttana, i Galatolo dell'Acquasanta. Da qui, il provvedimento odierno della prima sezione Misure di prevenzione del tribunale, scaturito da una proposta del direttore nazionale della Dia che nel 2014 aveva portato al sequestro dell'ingente patrimonio.

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