Confessa l'omicida di Sabrina Malipiero

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:24

Ha un volto l'omicida di Sabrina Malipiero, la 52enne uccisa nella sua casa di Pesaro con una o due coltellate alla gola: si tratterebbe di un cittadino marocchino di poco più di 30 anni, reoconfesso al termine di un interrogatorio fiume con il pm Silvia Cecchi e gli investigatori della Squadra Mobile pesarese. L'uomo, secondo quanto riportato, sarebbe già noto alle Forze dell'ordine (senza tuttavia avere condanne alle spalle) ed era uno dei tanti sospetti fermati in queste ore dalla Polizia che, man mano, sta ricostruendo la dinamica dell'omicidio avvenuto all'interno dell'abitazione. Stando a quanto finora ricostruito dagli inquirenti, sembra che l'uomo avesse frequentato già in precedenza la casa di Sabrina la quale pare gli avesse aperto senza problemi la porta il giorno dell'omicidio.

La confessione

Nella casa, l'assassino ha dapprima picchiato la donna e, successivamente, vibrato alcuni colpi di coltello uno dei quali ha raggiunto Sabrina alla giugulare provocandole la morte per dissanguamento. L'uomo è poi uscito di casa, salendo sulla vettura della vittima e dileguandosi con essa. La macchina è stata poi ritrovata ieri sera, in un'altra zona della città. L'ultratrentenne, pressato per tutta la notte dagli investigatori (che lo hanno interrogato contemporaneamente ad altri sospetti), ha dapprima negato fino a cedere in mattinata alle domande, confessando quanto compiuto ai danni della 52enne. Per gli inquirenti si tratta di un omicidio per futili motivi.

La traccia

Gli investigatori sono riusciti a risalire all'uomo attraverso i contatti telefonici della vittima, constatando che il numero dell'assassino era uno dei più frequenti fra quelli composti negli ultimi dieci giorni, escludendo quelli dei familiari e degli amici più intimi. Una conferma all'ipotesi di come la donna possa avere aperto volontariamente le porte della sua casa al suo futuro omicida. Le precedenti segnalazioni del marocchino riguardavano in particolare l'Antidroga della Questura di Pesaro-Urbino senza tuttavia che si sia mai giunti a una condanna.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.