SABATO 27 MAGGIO 2017, 16:08, IN TERRIS

Clinicamente morto il bimbo di 7 anni colpito da un'otite curata con l'omeopatia

Il direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale: “Già quando è arrivato la situazione era di coma importante"

STEFANO CICCHINI
Clinicamente morto il bimbo di 7 anni colpito da un'otite curata con l'omeopatia
Clinicamente morto il bimbo di 7 anni colpito da un'otite curata con l'omeopatia
Morire a 7 anni per un’otite non curata. È la tragica realtà subita dal piccolo Francesco, ricoverato dal 24 maggio nel reparto di rianimazione dell’Ospedale Salesi di Ancona. Il bambino, proveniente da Cagli, in provincia di Pesaro, era stato seguito da un medico omeopata per 15 giorni a causa di un’infiammazione ad entrambe le orecchie che non era stata trattata con gli antibiotici.

“Nella prima mattinata – si legge nel comunicato diffuso dal nosocomio marchigiano – il quadro clinico del paziente F. si presentava con una stabilità cardio-circolatoria, parametri ventilatori e della diuresi validi. Persistenza del quadro neurologico di coma irreversibile. Effettuato un nuovo controllo elettroencefalografico che risultava con assenza di attività elettrica, contattata la Direzione medica si è provveduto a convocare la Commissione per l’accertamento della morte cerebrale”.

I familiari di Francesco, due commercianti convinti sostenitori delle cure omeopatiche, si sarebbero rivolti al dottor Massimiliano Mecozzi, medico omeopatico con studio a Pesaro, che da tre anni seguiva il piccolo. Non avrebbero chiesto le cure della pediatra di famiglia, la dottoressa Rosera Falasconi, ma Mecozzi che avrebbe visitato il piccolo in due occasioni, consigliando ai familiari una terapia a base di preparati omeopatici.

La notte del 23 maggio, però, Francesco aveva perso conoscenza e così i genitori l’avevano portato nell’ospedale di Urbino dove una Tac ha rivelato gravi danni al cervello. I sanitari avevano disposto il trasferimento all’ospedale pediatrico “Salesi”, dove, alle 4 del mattino del 24 maggio, è stato tentato un intervento chirurgico per la rimozione dell’ascesso cerebrale. È cominciata anche una terapia antibiotica d’urto, ma le condizioni cliniche del bimbo non lasciavano più speranza. “Stato comatoso grave”, erano le parole del bollettino medico diffuso ieri dal direttore sanitario degli Ospedali Riuniti Alfredo Cordoni. Il “Salesi” ha trasmesso una segnalazione sul caso alla procura di Ancona e a quella dei minori.

“Andate via, vi sembra il momento? State solo approfittando del nostro dolore…”, ha detto la madre di Francesco allontanando i giornalisti che hanno tentato di parlarle. “Cosa dobbiamo commentare? – ha aggiunto il nonno –. È stata dichiarata la morte cerebrale del bambino, non c’è altro da dire”. “Denuncerete l'omeopata?”, la domanda dei cronisti in attesa fuori dall’Ospedale. “Sì, senz’altro”, la risposta.

Intanto, mentre il medico omeopata non risponde al telefonino per eventuali dichiarazioni, il dottor Fabio Santelli, direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale, spiega: “Già quando è arrivato la situazione era di coma importante. Si è fatto un tentativo disperato di aspirazione dell'ascesso e di riduzione dell'ipertensione endocranica che però non ha avuto effetto positivo”. “Al di là delle convinzioni personali in materia di terapie mediche – aggiunge – se dopo tre o quattro giorni l’infezione permane e il quadro clinico appare compromesso è meglio affidarsi agli antibiotici”.

Sulla questione interviene anche Roberto Burioni, il medico paladino dei vaccini: “Per oggi abbandono le polemiche e faccio un appello a tutti i genitori. Con la salute non si scherza”, scrive sul suo profilo Facebook. “Che oggi, nel 2017, a causa dell’ignoranza, della superstizione e della scelleratezza di alcuni medici (che questa volta spero non solo siano giudicati con severità dall'Ordine provinciale al quale io stesso sono iscritto, ma anche dai tribunali) si debba tornare a quei tempi in cui una tonsillite rovinava per sempre il cuore di un bambino, un’appendicite era una condanna a morte, il pungersi un dito con una spina poteva portare a una cancrena fatale”, ribadisce, “è intollerabile”.
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