MARTEDÌ 18 GIUGNO 2019, 09:49, IN TERRIS


PONTE MORANDI

Camorra e appalti: 2 arresti

La Tecnodem di Napoli a maggio era stata esclusa dalla ricostruzione

L.L.M
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Il troncone del ponte Morandi
Il troncone del ponte Morandi
A

rresti nella società Tecnodem di Napoli, impresa impegnata nella ricostruzione del ponte Morandi fino allo scorso maggio, quando venne esclusa. 


L'indagine

I provvedimenti sono stati adottati dalla Dia nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Dda di Genova. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip nei confronti dell'amministratore di fatto e di una donna, considerata un prestanome. Dalle indagini è emerso che l'amministratore sarebbe stato contiguo a clan camorristici. 


L'impresa

La "Tecnodem" aveva lavori in subappalto per centomila euro nell'ambito delle opere di demolizione del ponte, in corso in queste settimane. Ma le indagini degli uomini della Direzione investigativa antimafia, sulla base dei primi accertamenti di carattere amministrativo, avevano consentito agli inquirenti di emettere già maggio scorso un'interdittiva a carico dell'azienda, che era così stata estromessa dai lavori. Oltre agli arresti, d'intesa con la Dda di Napoli, sono in corso una serie di perquisizioni e sequestri preventivi tra Genova e Napoli.


Gli arresti

In manette, nell'operazione della Dia di Genova coordinata dal sostituto procuratore Federico Manotti, sono finite Consiglia Marigliano, amministratrice e socio unico della Tecnodem e Ferdinando Varlese, pregiudicato di 65 anni di Napoli domiciliato a Rapallo. Secondo gli investigatori sarebbe stato lui il vero amministratore della ditta. L'accusa è di intestazione fittizia di beni aggravata dall'aver commesso il fatto per agevolare il clan D'Amico, del rione Villa di Napoli. Tra le condanne riportate da Varlese, emerge la sentenza emessa dalla Corte d'appello di Napoli nel 1986 per associazione a delinquere. Tra i coimputati vi erano affiliati al clan "Misso-Mazzarella-Sarno", già appartenente all'organizzazione camorristica denominata "Nuova Famiglia", i cui boss erano Michele Zaza e suo nipote Ciro Mazzarella. Altra sentenza rilevante, secondo la Dia, è quella della Corte d'appello di Napoli del 2006 per estorsione tentata in concorso, con l'aggravante di aver commesso il fatto con modalità mafiose, da cui si evincono in maniera circostanziata i legami di Varlese con il sodalizio camorristico "D'Amico", cui risulterebbe legato da rapporti di parentela.

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