GIOVEDÌ 04 MAGGIO 2017, 13:06, IN TERRIS

Avviso di garanzia all'infermiera che fingeva di vaccinare i bambini: peculato, falso e abuso d'ufficio le ipotesi di reato

Il caso della Petrillo era stato portato alla luce del sole dai colleghi, insospettiti dalla calma che regnava all'interno della stanza in cui l'infermiera avrebbe dovuto effettuare le vaccinazioni

AUTORE OSPITE
Avviso di garanzia all'infermiera che fingeva di vaccinare i bambini: peculato, falso e abuso d'ufficio le ipotesi di reato
Avviso di garanzia all'infermiera che fingeva di vaccinare i bambini: peculato, falso e abuso d'ufficio le ipotesi di reato
Peculato, falso e abuso di ufficio. Sono queste le ipotesi di reato contestate all'infermiera dell'Asl numero 2 di Treviso, finita al centro di un provvedimento disciplinare perché sospettata di aver solo finto di vaccinare i bambini che si presentavano in ambulatorio durante il suo turno. L'assistente sanitaria, invece di iniettare la dose, avrebbe gettato via i medicinali dopo aver registrato la prestazione.

Anche la Usl di Udine-Codroipo ha dei dubbi


Emanuela Petrillo, 30 anni, è stata iscritta nel registro degli indagati per quanto si presume sia accaduto prima nella Asl di Treviso e, successivamente, anche in quella di Udine-Codroipo. Entrambe le strutture le hanno contestato di aver finto di vaccinare migliaia di bambini.

Oltre all'inchiesta penale, anche richieste di risarcimento


Con il passare delle ore, la posizione della Petrillo sembra essere sempre più complicata. Infatti, oltre a dover affrontare l'inchiesta penale, alla Petrillo stanno per arrivare le richieste di risarcimento delle Asl di Udine e Treviso - per dover ricomprare e somministrare i vaccini - complessivamente, ammontano a più di un milione di euro.

La denuncia dei colleghi


Il caso della Petrillo era stato portato alla luce del sole dai colleghi, insospettiti dalla calma che regnava all'interno della stanza in cui l'infermiera avrebbe dovuto effettuare le vaccinazioni. Il campanello di allarme degli altri infermieri era suonato proprio perché non si sentiva mai piangere nessun bambino durante l'iniezione della dose del medicinale. Il caso era stato segnalato a Nas e Procura nel giugno del 2016.
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