Avvelenò i parenti con tallio: assolto per infermità mentale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:59

Era stato accusato di aver avvelenato la sua famiglia con del tallio Mattia Del Zotto, uccidendo tre dei componenti e intossicandone gravemente altri cinque. Ora, secondo quanto stabilito dal Gip del Tribunale di Monza, il 28enne di Nova Milanese è stato assolto perché totalmente incapace di intendere e di volere, decisione presa a seguito di un'apposita perizia psichiatrica. Del Zotto dovrà ora essere trasferito in una clinica psichiatrica, dove trascorrerà i prossimi dieci anni. Secondo il perito psichiatrico nominato dalla Procura, il 28enne è un “soggetto socialmente pericoloso, che necessita di trattamenti intensivi di durata indefinita in una struttura psichiatrica giudiziaria”, anche se “capace di partecipare al processo”. E ancora, a stabilito che Del Zotto è “affetto da un disturbo delirante” ed era “totalmente incapace di intendere e volere al momento dei fatti perché affetto da vizio totale di mente”.

L'avvelenamento

I fatti risalgono all'estate del 2017, quando l'uomo aveva utilizzato solfato di tallio per avvelenare 8 membri della sua famiglia. Tutti loro avevano subito gli effetti della letale sostanza, somministrata gradualmente nelle cibarie e nella tisana che la madre era solita versare ai suoi parenti poiché, a suo dire, “voleva punire gli impuri”. L'avvelenamento aveva sollevato ampi dibattiti nell'opinione pubblica finché, dopo i primi decessi e altri ricoveri per gli effetti tossici del tallio, non era stato identificato il 28enne come autore materiale delle somministrazioni. A restare uccisi, sono stati i nonni paterni Giovanni Battista Del Zotto (94 anni) e Gioia Maria Pittana (91), oltre alla zia Patriza Del Zotto. Altre cinque persone finirono in ospedale per grave intossicazione, sopravvivendo per miracolo.

La reazione dei familiari

Ora, con il respingimento della condanna all'ergastolo avanzata dal pm, gli stessi familiari di Mattia tornano a parlare attraverso l'avvocato di parte civile, il quale ha spiegato che “hanno preso bene la sentenza, sapendo perfettamente che il giovane abbia bisogno di essere curato. Attenderemo le motivazioni della sentenza – ha spiegato ancora il legale Stefania Bramati -, ad ogni modo i vari familiari tra loro sono in buoni rapporti, condividono la stessa casa, e di fatto non hanno nemmeno mai chiesto una perizia di parte per avanzare richieste di risarcimento di sorta”. La famiglia di Mattia Del Zotto risiede tuttora nella villetta teatro della strage.

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