DOMENICA 11 AGOSTO 2019, 17:20, IN TERRIS


FRANCIA

Arrestato l’ultimo latitante del G8 di Genova

Vincenzo Vecchi, condannato in via definitiva a 11 anni e 6 mesi nel 2012, era irreperibile da sette anni

LORENZO CIPOLLA
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Scontri al G8 di Genova nel 2001
Scontri al G8 di Genova nel 2001
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na fuga durata oltre sette anni è finita lungo una strada di un piccolo borgo nel Nord-Ovest della Francia. Vincenzo Vecchi, l’ultimo condannato per i fatti di guerriglia urbana a Genova, nei tragici giorni dell’estate 2001 in occasione del  G8, è stato arrestato la mattina dell’8 agosto dalla polizia francese mentre andava a lavoro. Sotto falso nome, quello di Vincent Papale, Vecchi si è rifatto una vita come imbianchino in un paesino della Bretagna, Saint Gravé dans le Morbhian. Per le indagini hanno collaborato la Polizia italiana e gli investigatori d’Oltralpe. Il suo passo falso è stato trascorrere una settimana di vacanza con la ex convivente e la figlia minore in una località della Savoia. Da lì i “segugi” hanno potuto seguire le tracce dei loro telefonini e individuare il luogo dove si nascondeva Vecchi. L’uomo, che fin dalla metà degli anni Novanta militava nell’area anarco-autonomista lombarda, era stato descritto nel dispositivo della sentenza emessa dalla Corte d’appello genovese come uno dei capi dell’insurrezione, un agitatore che “spingeva gli altri ad agire”, lanciava “bottiglie, sassi e molotov”. Un collettivo di attivisti francesi chiede che non venga estradato in Italia.


L’ultimo dei fuggitivi

Sull’antagonista 46enne pendeva un mandato di cattura europeo da quando si era dato alla fuga. L’ultimo rimasto tra quelli che si erano dati alla macchia. Prima di lui era stato arrestato un altro latitante, Luca Finotti. Quest’ultimo è stato preso nell'ottobre 2017 in Svizzera, grazie alle indagini del Servizio per il contrasto dell'estremismo e del terrorismo interno e dalla Digos di Pavia. Vecchi aveva lasciato l’Italia dopo la sentenza di condanna definitiva a undici anni e mezzo di carcere emessa della Corte di Cassazione a dieci anni dal suo arresto, avvenuto il 4 dicembre 2002 mentre era in compagnia della sua fidanzata dell’epoca, Maria Cugnaschi, nel centro sociale “Villa Okkupata” di Milano, una delle sedi dell’anarchismo militante. Per i giudici questo introverso giardiniere originario di Mornico al Serio, nel bergamasco, il 20 e 21 luglio 2001 è stato una sorta di capo dei gruppi estremisti che, a volto coperto come il subcomandante Marcos, aveva diretto la resistenza violenta alle forze dell’ordine, incentivato al lancio di sassi, bottiglie e molotov. Ma non solo, avrebbe mandato chi era con lui a distruggere automobili parcheggiate, sportelli di banche. E avrebbe partecipato a un furto in un supermercato. L’elenco dei reati per cui è stato condannato è piuttosto corposo, comprendeva devastazione e saccheggio, rapina, porto abusivo di armi, resistenza e violenza nei confronti dei contingenti degli uomini della Polizia. In aggiunta, ha subito una seconda condanna per le violenze scoppiate in corso Buenos Aires a Milano, quando i centri sociali e gli agenti sono entrati in collisione durante una manifestazione non  autorizzata dei primi, organizzata come risposta a quella di Fiamma tricolore che si teneva lo stesso giorno, il 12 marzo 2006.


Capitoletto

A giugno la rete che gli tessevano intorno gli investigatori italiani e quelli francesi tramite un ufficiale di collegamento in servizio presso la Direzione centrale della Polizia di prevenzione/Ucigos della Polizia di Stato tra i due paesi si è stretta rapidamente, con la funzione decisiva svolta dalle intercettazioni disposte dalla Procura generale di Genova, che raccoglieva tutte le informazioni su di lui negli ambienti dei suoi ex compagni di militanza e dalla sua famiglia. Così scoprono che Vecchi è in Francia, avvertono i colleghi oltreconfine che si rivelano decisivi, con il loro lavoro sul territorio, per individuare dove si trovi esattamente il latitante. Il momento di svolta per le indagini è una settimana di vacanza che lo scorso giugno Vecchi trascorre insieme all’ex compagna e la figlia più piccola, venute da Milano. I tre si ritrovano come una normale famiglia di villeggianti in una località della Savoia, in Francia. A quel punto “basta” seguire le tracce dei loro telefoni cellulari e stare all’ascolto. La trappola a Vecchi scatta una mattina presto di un giorno di inizio agosto. Con la scusa di un controllo, le autorità francesi lo intercettano in strada. Lui è senza documenti eccetto una tessera con il nome falso, Vincent Papale, e viene sottoposto al fermo nel carcere di Rennes. Il giorno dopo, il 9 agosto, la Procura generale di Rennes ne convalida l’ arresto.


La solidarietà

In misura minore rispetto al caso di Cesare Battisti, difeso da molti intellettuali, anche Vincenzo Vecchi riceve la solidarietà di alcuni ambienti della sinistra. Riportano diverse testate giornalistiche italiane infatti che un collettivo di attivisti francesi, ribattezzatosi "Sostegno a Vincenzo", ha emesso un comunicato in cui scrive che "non è membro di nessuna organizzazione politica e aveva scelto di fuggire da questa condanna ingiusta e sproporzionata. Vive da otto anni nel nostro territorio e si è integrato perfettamente alla vita locale tra le altre cose, si rivolge allo Stato francese perché non venga estradato in Italia.

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