Il West Nile Virus continua a diffondersi in Italia, sollevando preoccupazione tra le autorità sanitarie. Nel Lazio, negli ultimi giorni è stata registrata un’altra vittima: un uomo di 87 anni residente a Velletri, già affetto da altre patologie, è deceduto all’INMI Spallanzani di Roma. Questo tragico evento si inserisce in un quadro epidemiologico in rapida evoluzione, con un aumento significativo dei casi in diverse regioni italiane.
La situazione nel Lazio: oltre 150 casi confermati
Secondo l’ultimo bollettino della Regione Lazio, le diagnosi di infezione da West Nile Virus sono salite a 153 nel 2025. Le analisi del laboratorio di Virologia dello Spallanzani hanno confermato 17 nuovi casi, di cui 12 con febbre, 4 con sindrome neurologica e un donatore asintomatico, individuato grazie ai rigorosi protocolli di screening del Centro regionale sangue. I nuovi contagi sono stati rilevati nelle province di Latina (Aprilia, Latina, Pontinia e Sermoneta), Roma (Nettuno) e Frosinone (Amaseno).
Gli esperti avvertono: il picco è ad agosto
Gli specialisti del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) monitorano attentamente la situazione. “La diffusione dei casi, che finora ha maggiormente riguardato il Lazio e la Campania, si sta espandendo nelle aree endemiche delle Regioni del Nord Italia,” si legge nel bollettino settimanale dell’ISS. Gli esperti avvertono che il picco di contagi si raggiunge solitamente nel mese di agosto, anche se l’andamento può dipendere da fattori ambientali e climatici.

Strategie di prevenzione e gestione dell’emergenza
Per affrontare l’emergenza, martedì scorso a Latina si è svolto un tavolo tecnico che ha visto la partecipazione dei rappresentanti del Ministero della Salute e della Direzione Sanità della Regione Lazio, insieme ai massimi esperti dello Spallanzani, come i dottori Francesco Vairo (direttore SERESMI), Fabrizio Maggi (direttore Virologia) ed Emanuele Nicastri (direttore Malattie Infettive ad Alta Intensità di Cura). Il team dello Spallanzani ha sottolineato l’importanza del lavoro di rete e della sorveglianza attiva. “Abbiamo formato centinaia di medici di medicina generale, pediatri e specialisti,” hanno dichiarato gli esperti. L’obiettivo è rafforzare il sospetto clinico, cruciale per individuare i casi, data la sintomatologia spesso aspecifica del virus. Questo sistema di sorveglianza, che coinvolge anche i medici di pronto soccorso, permette di monitorare i pazienti e di intervenire tempestivamente con misure di controllo del vettore, le zanzare. La situazione richiede la massima attenzione da parte di istituzioni e cittadini per limitare la diffusione del virus e garantire la sicurezza della popolazione, specialmente nelle aree più colpite.
L’importanza della prevenzione
“Nonostante la diffusione del virus, non è detto che si verifichi un’espansione dei casi all’interno del Comune – ha detto il prof. Vairo – Potrebbe trattarsi anche di episodi isolati. È fondamentale ricordare che il virus non si trasmette da persona a persona, se non tramite donazioni di sangue e organi, e che un essere umano non può infettare altre zanzare. Le misure di prevenzione restano la nostra arma più efficace: usate repellenti, indossate vestiti chiari con maniche e pantaloni lunghi, installate zanzariere ed evitate raccolte d’acqua, luoghi ideali per la proliferazione delle zanzare. La disinfestazione è un’altra azione cruciale per contenere il problema“.
I sintomi
L’infezione da West Nile Virus è asintomatica nella maggior parte dei casi, con otto persone su dieci che non manifestano alcun disturbo. Quando i sintomi compaiono, sono generalmente lievi e simili a quelli influenzali, come febbre, mal di testa, dolori muscolari e stanchezza. L’incubazione può durare da pochi giorni a tre settimane.
Le complicazioni più gravi sono rare, ma possono manifestarsi con febbre alta, disorientamento e debolezza muscolare. Questi sintomi colpiscono circa una persona su 150 e, in casi eccezionali, possono portare a una encefalite fatale. I soggetti più a rischio sono gli anziani e le persone con un sistema immunitario compromesso, o con patologie pregresse come tumori, diabete o malattie renali.

