Vescovo di Bergamo, Beschi a Interris.it: “Fragilità globale svelata dalla pandemia”

Intervista di Interris.it al vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, presidente della commissione Cei per l'Evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese e vicepresidente della Conferenza episcopale lombarda

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05
Bergamo
Il vescovo della diocesi di Bergamo, S.E. Mons. Francesco Beschi

“La pandemia è globale e diventa sgomenta constatazione di una altrettanto globale fragilità. Il Covid-19 ha messo in luce nuove fragilità. Oltre a quelli materiali, si manifestano bisogni relazionali e psicologici”, afferma a Interris.it il vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi. Presidente della commissione Cei per l’Evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese. E vicepresidente della Conferenza episcopale lombarda. Racconta la resistenza al virus nella diocesi più colpita dalla prima ondata di contagi. “La fragilità  si riconsegna a noi come come criterio interpretativo della condizione umana. Cioè non può essere interpretata soltanto in termini di radicale insufficienza. Ma anche come espressione della consapevolezza diffusa del suo valore”, aggiunge a Interris.it il vescovo Beschi.beschi

La testimonianza del vescovo Beschi

“Non possiamo ignorare, che nei momenti di crisi sociale, la famiglia italiana rappresenta ancora un potente ammortizzatore. E un organismo solidale di assoluta, se non unica, rilevanza. Ciò che è successo durante la pandemia ne è l’ennesima conferma”, sottolinea il vescovo di Bergamo. In questo momento di grave crisi economica, puntualizza il presule, la famiglia è più che mai la spina dorsale della società.

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Il vescovo di Bergamo Francesco Beschi

Il Servo di Dio don Oreste Benzi diceva che ognuno ha diritto a una famiglia. Dal punto di vista ecclesiale su cosa si basa il valore della famiglia come “chiesa domestica”?

“Dobbiamo constatare che, in questi ultimi secoli, la critica alla forma famiglia e alle sue dinamiche è stata radicale e globale. Con ricadute evidenti sul piano culturale, sociale, legislativo. Oltreché personale e relazionale, ecclesiale e pastorale. Rappresentazioni artistiche, interpretazioni psicosociali, narrazioni massmediali, scelte economiche e politiche, contribuiscono ad alimentare una visione della famiglia fortemente destrutturata. E insieme ad evidenziarne gli aspetti più problematici e inquietanti”.

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Il trasporto di una vittima del Covid-19  nel cimitero monumentale di Bergamo – Foto © Flavio Lo Scalzo per Catholic News Service

Può farci un esempio?

“La cronaca quotidiana racconta non soltanto le fragilità della famiglia. Ma l’oscurità drammatica e dolorosa di dinamiche perverse. Al punto da indurre a pensare che la famiglia sia tra i luoghi più pericolosi per la persona e per la società. Nello stesso tempo, in maniera non più impressionante, tanto è scontata, constatiamo la riaffermazione costante della famiglia come soggetto tra i più apprezzati nelle indagini sociologiche che si susseguono”.BeschiPapa Francesco ha evidenziato che la pandemia ha fatto emergere le contraddizioni di un’economia malata. Da Pastore quali priorità Lei riscontra oggi nel Popolo di Dio?

“Il patto educativo globale che Papa Francesco propone, non solo non può prescindere dalla famiglia. Ma esige che la forte connotazione affettiva della famiglia contemporanea possa esprimere le sue originali potenzialità educative. È riconoscere la soggettività della famiglia sia a livello sociale come pure a livello ecclesiale. Liberandola dalle secche della sua privatizzazione”.BeschiA cosa si riferisce?

“La dimensione comunitaria della famiglia, che è più delle relazioni interpersonali prese in sé, non è ininfluente rispetto all’incremento della qualità della vita. Così come alla rigenerazione degli ecosistemi. E alla salvaguardia del creato. Ossia alla realizzazione di un’ecologia integrale, che è data dall’intreccio di ecologia umana ed ecologia ambientale. Una tale dimensione, infatti, si esplica in un ‘servizio’ che si potrebbe definire di ecologia sociale. Vale a dire di rafforzamento dei legami sociali. Dell’amicizia civica. Delle buone pratiche di salvaguardia e di cura del creato. Nella logica della gratuità e del dono”.

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Giovani italiani indossano la mascherina – Foto © Dire

Sui mass media si descrivono spesso le nuove generazioni come disinteressate ai grandi temi, è davvero così o sale una forte domanda  di senso dal mondo giovanile?

“Il primo compito di un genitore, di un adulto, di un educatore verso un giovane sono convinto sia quello di comprendere i legami per imparare a prendersene cura. Un giovane sente un insopprimibile bisogno di andare a scoprire, al di là del proprio mondo conosciuto e familiare, orizzonti e mondi nuovi, dimensioni sempre più vaste. Ma proprio per questo, come diceva il Santo Papa Paolo VI, ha bisogno non tanto di maestri ma di testimoni. E se ascolta qualcuno come maestro è perché lo riconosce prima come testimone”.Per rappresentare ai ragazzi il valore della famiglia quale ritiene essere la pagina più significativa del Vangelo?

“La notte di Betlemme in cui Maria con il suo ‘eccomi’ si fa possibilità a Dio di nascere e Giuseppe con il suo accudimento si fa possibilità a Dio di crescere. Maria e Giuseppe sono una coppia con fatiche di casa, di lavoro, di quotidianità, che affrontano mettendosi in cammino giorno per giorno dentro una storia di affidamento.  La semplicità disordinata, l’umiltà preziosa della capanna di Betlemme, che il Dio Bambino nascendo non cambia, resta stalla. Ma la riempie di luce. Diventa immagine di quella ‘realtà famiglia’ che ha un pluralismo di dimensioni”.

Don Oreste Benzi

Quali?

“La dimensione corporea con i suoi condizionamenti. La dimensione psicologica con i suoi meccanismi consci ed inconsci. La dimensione emotiva con la sua progettualità. La dimensione sociale con le sue relazioni interpersonali. La dimensione educativa con il suo peso generazionale e generativo. Allora ricorderei ai bambini una citazione del film ‘Alice in Wonderland'”.BeschiCioé?

“‘Mi piacciono le persone che lasciano il segno, non le cicatrici, in quel posto chiamato cuore. Sono quelle persone che non se ne andranno perché quel posto se lo sono conquistato con le piccole attenzioni di ogni giorno'”.

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