Alla “esperienza del sapere” è dedicato il messaggio Cei per l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Nel panorama accademico italiano l’ateneo fondato da padre Agostino Gemelli e dalla Beata Armida Barelli si caratterizza da un secolo per un’offerta formativa basata sulla centralità dell’esperienza complessiva: umana, intellettuale e spirituale. Dimensioni vissute dallo studente in relazione con i docenti e con l’intera comunità accademica. “Una proposta dove il sapere non è misurato in termini solo quantitativi ma primariamente qualitativi”, evidenzia l’episcopato italiano. Ossia in relazione alla maturazione complessiva della persona. Infatti aiutare gli studenti a vivere un’autentica “esperienza del sapere” significa renderli capaci di declinare le conoscenze e le competenze come valorizzazione dei doni ricevuti. Come responsabilità sociale nella realizzazione del bene comune. Come collaborazione alla missione della Chiesa. Come disponibilità ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Una vera “esperienza del sapere”, dunque, passa sempre per una piena
“esperienza dell’umano”. E si traduce nell’attitudine a diventare operatori di pace, tessitori di vincoli fraterni, custodi della sostenibilità in ogni ambito di vita. Testimoni di un amore più grande che consenta, come augura San Paolo, di “conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza”. Affinché “siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio”.

Alleanza-sapere
L’alleanza tra generazioni è “cruciale. Un ateneo deve essere laboratorio privilegiato di relazioni tra giovani e anziani. L’Università Cattolica del Sacro Cuore, perciò, abbraccia una prospettiva che custodisca “l’eredità ricevuta dal passato”. E contemporaneamente “rinnovi competenze e approcci per essere al passo con i tempi“. Un discorso che vale nella ricerca, nella clinica, nelle aule. La rettrice dell’ateneo Elena Beccalli sottolinea che solo “beneficiando della saggezza dei più anziani si possono trovare risposte a un interrogativo dirimente“. Quello sulla domanda di senso dell’esistenza. Secondo il rettore per “restituire all’umano tutte le età della vita occorre costruire comunità capaci di sostenere l’autonomia e al tempo stesso le relazioni tra le generazioni”. L’alleanza tra generazioni può quindi prendere forma concreta rifiutando le logiche polarizzanti. E riconoscendo nell’integrazione dei saperi un tratto distintivo in grado di unire armonicamente le discipline e le generazioni. L’ateneo cattolico punta ad un’ulteriore valorizzazione della ricerca e dei ricercatori, all’integrazione dei saperi, al rinnovamento dei contenuti e delle metodologie.

Patrimonio dell’umanità
Le università cattoliche, ricorda la Cei, sono nate per custodire, approfondire e tramandare il sapere come patrimonio dell’umanità. “Non per una vanagloria umana ma nella consapevolezza che il sapere è un dono preziosissimo che la sapienza divina ha messo in mano delle sue creature”, puntualizzano i presuli. Nella Scrittura questa opera è rappresentata con l’immagine della donna saggia che coltiva con premura la sapienza. E si contrappone alla donna stolta che attira e inganna i suoi adepti. Coltivare il sapere, dunque, è un’arte che consente di accrescere le conoscenze e le competenze. Questo è il compito che, fin dalla loro nascita nel medioevo, ha contrassegnato l’opera delle università cattoliche. Realtà che in tempi spesso difficili e travagliati hanno conservato e trasmesso il sapere. Grazie anche alle grandi biblioteche e ad un lavoro certosino di conservazione e trascrizione dei testi. Gran parte delle opere del passato, in ogni ambito del sapere, non sarebbero arrivate fino ad oggi senza il lavoro minuzioso e appassionato di moncaci e di comunità religiose che hanno dato vita a grandi centri culturali. E a veri santuari della conoscenza e della sapienza umana. Giovanni Paolo II lo ha ribadito nella Costituzione apostolica dedicata alla natura dell’università cattolica. Essa condivide con tutte le altre università quel “gaudium de veritate”, tanto caro a sant’Agostino. Cioè la gioia di ricercare la verità, di scoprirla e di comunicarla.

Innovazioni
Facendo riferimento alla sua stessa esperienza di studente e di professore universitario Karol Wojtyla indicava la missione per le università cattoliche ai nostri giorni. Scrive Giovanni Paolo II: “Esse mi danno la fondata speranza di una nuova fioritura della cultura cristiana nel molteplice e ricco contesto del nostro tempo in mutazione. Il quale si trova certamente di fronte a gravi sfide, ma è anche portatore di tante promesse sotto l’azione dello Spirito di verità e di amore”. Questa grande ricchezza culturale è affidata alla responsabilità di tutti gli atenei e, in particolare, delle università cattoliche. Da qui l’appello della Conferenza episcopale italiana ad interrogarsi su come oggi vengono elaborate e trasmesse le conoscenze. Una problematica sempre più delicata e complessa, anche alla luce delle rapide e pervasive innovazioni tecnologiche.


