La forza della preghiera dei più piccoli come risposta concreta alle guerre, alle ingiustizie e alle persecuzioni che insanguinano il pianeta. Parte da qui l’iniziativa mondiale “Un milione di bambini recita il Rosario” — in programma dal 1° al 7 ottobre e culminante nell’evento con il Papa Leone XIV. Massimiliano Tubani, direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) Italia, descrive a Interris.it il profondo valore spirituale e sociale della campagna nata a Caracas vent’anni fa. Tubani riflette inoltre sulla drammatica mappa della sofferenza infantile attraverso i progetti di sostegno attivi nel Sahel, in Medio Oriente, Ucraina, Myanmar e Pakistan, sottolineando il forte contrasto tra il diritto dei bambini a un’infanzia serena e le atrocità dei contesti di conflitto. Ribadendo la natura ecclesiale di ACS, il direttore evidenzia come la preghiera non sia una pratica solo devozionale, ma un insostituibile “serbatoio di energia spirituale” che alimenta la carità organizzata e rafforza le comunità cristiane minacciate nei Paesi dominati da regimi autoritari o fondamentalisti.
L’intervista
Direttore Tubani, l’iniziativa “Un milione di bambini recita il Rosario” è ormai un appuntamento fisso per la Chiesa. Ci ricorda come nasce e come si svolgerà quest’anno?
“L’iniziativa non nasce quest’anno, ma si protrae ormai da oltre vent’anni. È nata a Caracas nel 2005 come un’iniziativa spontanea, dal basso, non costruita a tavolino, ispirandosi a un’indicazione di San Pio da Pietrelcina. Quest’anno la campagna mondiale di ACS si svolgerà dal 1° al 7 ottobre, culminando nella festa della Beata Vergine Maria del Rosario. Coinvolgerà scuole, parrocchie, famiglie, diocesi e gruppi di preghiera in tutto il mondo. È un modo per avvicinare i più piccoli alla preghiera più semplice, capace di unire l’intero pianeta”.
Come ha risposto il pubblico a questo appuntamento, in particolare in Italia?
“La risposta è stata entusiastica: abbiamo la totalità dei posti disponibili occupati per l’evento presieduto dal Pontefice. C’è stata una reazione davvero forte da parte delle famiglie e, in modo particolare, delle scuole”.
Nel suo ruolo di direttore di ACS Italia, lei si trova ogni giorno ad analizzare la situazione dei bambini in diverse parti del mondo. Qual è la fotografia che emerge dai vostri progetti finanziati di recente?
“Esaminare i nostri progetti rappresenta una vera cartina di tornasole della sofferenza diffusa che colpisce i più piccoli. Nel Sahel, in particolare in Burkina Faso e Mali, sosteniamo la scolarità e l’accompagnamento psicologico e spirituale per i bambini vittime della violenza di gruppi terroristici. In Medio Oriente, tra Libano e Siria, curiamo progetti per minori con disabilità e campi estivi, fondamentali per ritagliare un’oasi di normalità in situazioni di crisi. In Myanmar garantiamo il vitto, in Pakistan ristrutturiamo scuole, mentre in Ucraina sosteniamo vacanze di sollievo e supporto psicologico. In Egitto, infine, promuoviamo incontri contro la violenza sui bambini”.
C’è un forte contrasto tra l’innocenza dell’infanzia e i contesti di guerra in cui molti si trovano a vivere.
“Esatto. Questa iniziativa di preghiera per la pace fa da contraltare a una situazione di profonda sofferenza. Mentre i bambini dovrebbero semplicemente giocare e andare a scuola, in molte aree del mondo sono oppressi da conflitti e persecuzioni. Questo è un dato che dobbiamo tenere sempre presente, ed è significativo che siano proprio i bambini a pregare per altri bambini”.
Che valore ha questa catena di preghiera rispetto alle attività concrete di aiuto che portate avanti come Fondazione Pontificia?
“L’impatto della preghiera non è misurabile o quantificabile, ma sappiamo che rappresenta il motore invisibile di molte attività di carità organizzata. ACS non è una ONG: la nostra attività di sostegno non può essere disgiunta dagli effetti della preghiera dei benefattori. Se venisse meno la preghiera, si estinguerebbe inevitabilmente anche la carità. La preghiera dei piccoli ha una potenza ancora maggiore: non è un’attività meramente devozionale, ma un serbatoio di energia spirituale necessario per far sì che i nostri progetti arrivino a salvare tanti loro piccoli fratelli nel mondo”.
Nel vostro impegno parlate spesso del legame indissolubile tra la pace e la giustizia. In che modo questo riguarda le comunità cristiane perseguitate?
“Non ci può essere vera pace senza l’instaurazione della giustizia. In ambito cattolico è fondamentale evidenziarlo, perché molti persecutori attaccano le comunità cristiane proprio perché percepiscono che la fede incorpora un nucleo di giustizia che pone problemi a chi agisce senza di essa, come i regimi autoritari. Con i nostri progetti cerchiamo di rafforzare e consolidare la presenza della Chiesa dove evangelizza in situazioni estreme”.
Qual è il suo auspicio per questa iniziativa e per ciò che andrete successivamente a fare?
“L’auspicio è che questa riserva di energia spirituale che scaturirà dalla preghiera dei bambini sia il motore per tutte le attività che svilupperemo nei prossimi mesi, a sostegno della Chiesa che opera in contesti di grave difficoltà, discriminazione e persecuzione”.

